10.26.09
L’italiano
Nel giro di pochi giorni ho avuto modo di seguire ben due trasmissioni sul tema della difesa della lingua italiana in Svizzera.
Entrambe le trasmissioni, con illustri ospiti, manifestavano la preoccupazione, condivisa da molti, per la non troppo lontana scomparsa dell’italiano come idioma. Un pensiero che più di una volta mi ha sfiorato, pensando che la nostra bellissima lingua è parlata sono nel nostro Paese e in una piccola parte della Svizzera.
Nell’università di Lugano c’è l’ “Istituto di studi italiani” diretto dal professor Carlo Ossola. L’Istituto nasce nell’unica università italofona fuori d’Italia, con l’intento di rafforzarne l’impegno nell’ambito della lingua, letteratura e civiltà italiana. Nell’anno accademico 2007-2008 l´Istituto di studi italiani ha avviato un Master (Laurea specialistica biennale) in Letteratura e civiltà italiana, convocando dalla Svizzera, dall’Italia e dall’Europa docenti che incarnino essi stessi – nel loro percorso di ricerca – la parabola, sempre viva, di «una lingua dolce e sapida, fatta di suoni di solidarietà» (Mandelstam).
Ma non solo a Lugano si studia la Letteratura e la Cultura italiana, anche a Coira, a Zurigo, e Friborgo e Losanna si contendono i migliori accademici.
Il Professor Ossola, intervistato durante una di queste trasmissioni, lamentava il calo costante di iscritti a questi corsi, sostenendo che se si proseguirà su questa strada purtroppo fra pochi anni non ci saranno più non solo corsi di laurea italiani, ma nemmeno posti per insegnanti di tale materia.
Purtroppo anche in Svizzera, come altrove, si preferisce dare la preferenza all’inglese come prima lingua, ritenendo questo idioma assai importante per i rapporti di lavoro, di relazioni, anche all’interno del paese stesso. Poi le altre due lingue nazionali, il tedesco e il francese, e infine, come ultima ruota del carro, ecco la nostra bellissima lingua.
Ora, che non ci si preoccupi della scomparsa dell’italiano nel nostro Paese, è triste, anzi tristissimo, ma colpisce in modo particolare la preoccupazione di un paese dove in fondo questa lingua è parlata proprio da una minoranza, come dire da noi la Toscana e un pezzetto di Umbria, tò.
Già ci si accorge di come la nostra lingua è sopraffatta da inglesismi e ignoranza abissale, storture e sgrammaticature tollerate per “quieto vivere”, per stanca abitudine, per bieca consuetudine. E lo spaventoso disinteresse per la Cultura non fa altro che far precipitare verso il baratro della lenta (ma nemmeno poi tanto…) scomparsa della lingua italiana dalla faccia della terra. Rimarrà un ibrido di italiano e inglesismi, di modi di dire, di frasi fatte e nuovi neologismi, di burocratese e “televisionese”, il futuro destino della parlata italiana.
Fabio detto,
27 Ottobre 2009 a 22:54
Mah, in fin dei conti è una lingua relativamente giovane, immagina che si è diffusa con la televisione, prima la parlavano solo poche migliaia di persone erudite.
La maggior parte degli italiani parlava il proprio dialetto, incomprensibile spesso a pochi chilometri di distanza.
Quindi la TV dà, la TV toglie:-)
A parte ciò quello che serve è leggere, cosa che non fa più nessuno, e quando sento certi giornalisti che usano i verbi come se fossero mazze da baseball mi angoscio;-)