09.26.09
Ballo
Mi telefona mia cugina, mi dici “oggi ballano all’Atte, ci andiamo?”
L’Atte è l’Associazione Ticinese Terza Età, e ha una sede proprio qui vicino casa mia. Mi mandano a casa anche i loro programmi stagionali, con i vari corsi di ginnastica dolce, yoga, découpage, e quant’altro possa servire a far passare il tempo alle persone ormai in pensione, aiutandole a socializzare e allontanando lo spauracchio della solitudine. Iniziativa quanto mai lodevole, una delle tante esistenti, e che penso siano molto utili e necessarie.
Così oggi ho accompagnato mia cugina al pomeriggio danzante dell’Atte. Mia cugina è più grande di me di 6 o 8 anni, non ricordo bene, ma è ancora molto giovanile e spigliata, e soprattutto si mantiene bene, curandosi nell’abbigliamento e nell’aspetto. Adora ballare, nei suoi anni d’oro ha anche vinto dei premi con balli come il boogie-boogie e altri. Ancora oggi va regolarmente, la domenica sera generalmente, con sue amiche che condividono con lei questa passione.
Così oggi sono stata io la sua accompagnatrice. Ma appena entrate nella sala, mi sono bloccata. Mi sono resa conto subito che non era cosa per me. Intanto le persone presenti erano tutte veramente anziane, il più giovane avrà avuto 70 anni, e sembravano conoscersi tutti fra di loro. Poi la musica, il liscio o ballo da sala come si chiama, che è una cosa che non ho mai potuto sopportare. Anch’io adoravo ballare da giovane, ma erano balli moderni (moderni per l’epoca s’intende) come il cha-cha-cha, il charleston, il boogie-boogie, e più tardi il twist e il rock-and-roll. Invece questi balli lenti, sempre tutti uguali o quasi nei passi, con queste canzoni da orchestra casadei… aiuto! Avrei voluto voltare i tacchi e scappare….
Però ho resistito, per amore di mia cugina, ci siamo sedute in un angolo della sala e ordinato da bere. Dopo un po’ lei è stata invitata, io cercavo di non guardare in faccia nessun uomo per non dover dire “no grazie” ad un eventuale invito. Mi sono divertita di più ad osservare le varie persone.
Mi piace guardare le persone, osservare come si muovono, come interagiscono fra di loro, e poi come si vestono e si agghindano. C’erano donne che si erano messe in ghingheri, con camicette dai colori delicati, lustrini e volants che si sprecavano, capelli appena usciti dalle mani del coiffeur, i bjioux tolti dai cofanetti dove riposavano durante la settimana. Gli uomini, alcuni liberi, altri accompagnati, con gli occhi vagavano per la sala, sceglievano e si lanciavano nelle danze con la malcapitata di turno. Qualche ballerino non era male, si sapeva muovere bene e teneva la sua dama con mano delicata ma decisa al contempo. Altri avevano quell’aria di dire “ma guardatemi come sono bravo!” e sembravano quasi infastiditi dal doversi accompagnare ad una dama. Ballano con la mano penzoloni, solo un braccio intorno alla vita della loro compagna, la testa girata di lato a guardare tutto e tutti fuorché la persona che hanno fra le braccia. Altri invece sanno fare solo e sempre gli stessi passi, qualunque musica suonino loro ballano in quel modo lì e basta.
La sala era caldissima, tre ventilatori al soffitto tentavano di rinfrescare ma senza molto successo. Qualcuno aveva tentato di aprire una porta-finestra, ma dopo poco qualcun altro aveva reclamato per la “corrente d’aria” ed era stata richiusa. Così dopo un po’ si iniziano a vedere le camicie dei signori uomini cambiare colore per via del sudore, e un olezzo mica tanto piacevole diffondersi per tutta la sala. Alle cinque ho preso la scusa che dovevo ancora fare la spesa e i negozi avrebbero chiuso di lì a poco, per trascinare via mia cugina. Che però mi ha fatto promettere che la prossima volta vincerò la mia ritrosìa e mi lascerò trascinare nel ballo pure io. Ho risposto “vedremo”…
09.24.09
Ci sono
… ci sono, ci sono. E’ che non ho niente da dire in questi giorni, e non ho nemmeno molto tempo. Non passo più ore al computer, sono sempre indaffarata a sistemare mille cose, viaggio qua e la per piacere e per dovere, niente di speciale ma cose che debbo fare.
Ho deciso di affittare una stanza ad una studentessa, ho l’università a due passi da casa, così perché non approfittarne per recuperare un po’ di soldi per le spese? Ho trovato una ragazza russa, di Mosca proprio, che studia qui qualcosa come economia bancaria, una parola che di questi tempi mi fa solo venire i brividi… io che sono tutto il contrario del denaro e dell’economia, bancaria poi, non riesco a figurarmi come si possa studiare una materia simile! Boh, contenta lei!
Comunque Valeria è bella, bionda, alta, occhi azzurri, e parla piuttosto bene italiano. Mi è sembrata anche educata, riservata il giusto, e tranquilla. Speriamo che la convivenza sia tranquilla e positiva.
Non sono molto felice di questa mia decisione, ma ho dovuto, perché senza un lavoro fisso è durissima. Così in questi giorni sono indaffarata a sistemare la stanza per lei, ho tolto tutte le mie cose, compreso uno scaffale dove tenevo le mie ceramiche ancora da vendere, e al loro posto ho messo un espositore per i vestiti, dato che non ho un armadio da darle. Ho tolto i quadri con le fotografie dei miei antenati e ho appeso stampe di rose e città storiche, messo un tappeto scendiletto con colori delicati, una bella lampada-scultura delle mie, e voilà, è venuta una camera deliziosa. Spero che Valeria ci si trovi bene.
Contemporaneamente con Pietro stiamo sistemando il suo spazio di vendita (il deposito come lo chiama lui) dei suoi prodotti alimentari, ai quali abbineremo sotto Natale delle mie ceramiche, per vedere di incentivare un po’ le due cose. Così il mio scaffale è finito là, e oggi ho schiavizzato Pietro, incapace di lavori manuali, assumendolo come facchino e pura manovalanza. Lui in cambio mi ha offerto il pranzo! Se non è fortuna questa…!
09.14.09
Dal lontano passato
A diciott’anni, appena diplomata, partii per un breve soggiorno in Germania per migliorare il mio tedesco. Tre mesi di “full immersion” nella lingua di Goethe, tre mesi vivendo come una studentessa al college, immersa in un mondo di multiculturalità incredibile. Ricordo di aver scritto a casa che nella mia classe eravamo solo 2 o 3 “europei”. Non italiani, o svizzeri, solo europei. Gli altri allievi, sudamericani, africani, asiatici… tutto il mondo rinchiuso fra quelle quattro mura.
Un periodo bellissimo che ricordo con molto piacere ancora oggi. Conservo molte fotografie di quel periodo, foto che mi ritraggono con persone di ogni genere, razza e provenienza.
In una sono con il gruppo dei giapponesi, fra i quali Hiro con cui divenni grande amica, al punto che venne ospite della mia famiglia per una settimana subito dopo Natale, e per alcuni anni ci siamo anche scritti, naturalmente in tedesco, unica lingua in comune che avevamo! Poi il gruppo dei sudamericani, simpatici e chiassosi: messicani, peruviani, uruguaiani, boliviani, argentini. In un’altra foto sono con i medio-orientali: un ragazzo afgano, uno iraniano, uno iracheno, uno libanese. Veramente tutto il mondo era rappresentato in quelle fotografie!
Naturalmente c’era anche il gruppo degli italiani, con i quali nei primi tempi non volevo socializzare per non cascare nel tranello di parlare italiano. Ma dopo un mese non ce l’ho più fatta, e ogni tanto era piacevole ritrovarsi a parlare la nostra lingua! E poi erano così simpatici… eh noi italiani! ci sappiamo far amare ovunque andiamo!
Naturalmente non mi ricordo di tutti, certi volti sulle fotografie non mi dicono più nulla, e se non avessi scritto sotto il nome e la provenienza, ora non saprei proprio riconoscerli. Ma di qualcuno invece conservo un ricordo più vivido di altri, e in particolare di una giovane e bellissima ragazza francese: Delphine. Già il suo nome era particolare, ed evocava fascino e armonia. Dopo un po’ però era stata soprannominata “Papillon”, ossia “farfalla”, proprio per la sua leggiadria. Era piccola, minuta, con lunghi capelli ramati che le scendevano con onde morbide fin sotto le spalle. Si vestiva sempre elegantemente e in maniera ricercata, non faceva mistero della sua provenienza parigina, allora considerata la capitale della moda e dell’eleganza. Il volto piccolo e dall’ovale perfetto, la pelle chiara e luminosa, occhi brillanti e vivaci e una bella bocca sempre aperta in un ampio e contagioso sorriso. Proprio una splendida ragazza!
Tutti i ragazzi le facevano la corte, naturalmente, ma dopo un po’ lei si innamorò, contraccambiata, di un ragazzo libanese, e i due divennero inseparabili. Ormai non partecipavano più alle feste, alle gite che si organizzavano, se ne stavano sempre loro due soli, il resto del mondo non esisteva più. Lei parlava già di sposarlo e trasferirsi in Libano, lui descriveva le bellezze di quel paese, ancora lontani i tempi delle guerre e del terrorismo, per fortuna.
Poi il corso finì, come tutte le cose che prima o poi hanno una fine, e io tornai a casa mia e alla mia vita. Con alcuni di loro come detto ho conservato per un po’ di tempo una corrispondenza, poi è rimasto solo il ricordo di quel bel periodo della mia vita e quelle fotografie nell’album dei ricordi.
Ma qualche sera fa alla televisione hanno trasmesso un reportage sui nuovi metodi di lotta all’invecchiamento, e l’argomento mi ha interessato naturalmente, se non altro per vedere come certe persone possono arrivare a farsi del male per illudersi di restare giovani almeno all’apparenza.
Grande non fu la mia sorpresa quando, descrivendo una donna che avrebbe affrontato di lì a poco un intervento particolare, hanno mostrato alcune sue fotografie da giovane, e in una di queste ho riconosciuto Papillon. Era una fotografia che ho anch’io, di lei che balla con un ragazzo, l’ho riconosciuta subito. Dopo un attimo hanno mostrato la donna come è oggi, e lì non ho visto nessuna rassomiglianza, e ho pensato che si fossero sbagliati, che la foto non avesse nessun legame. Non capivo, e continuavo a ripensare alla quella foto, vista per solo pochi attimi ma impressa ormai nella mia memoria. Alla fine della trasmissione sono andata a prendere il mio album e sfogliandolo ho ritrovato la fotografia: era proprio lei! A quel punto ho riconosciuto i tratti del viso, il suo sorriso, quegli occhi vivaci e vivi. Era proprio Delphine, la bellissima e raffinata parigina Delphine.
09.08.09
Vorrei esserci, ci sarò
Ho letto della fiaccolata di questa sera, martedì 8 settembre, a Milano, e vorrei esserci anch’io. Ci sarò, anche se solo con il pensiero. Ci sarò con la mia indignazione verso la violenza usata contro altre persone, altri esseri umani come me. Donne e uomini, giovani e meno giovani, che per il semplice fatto di amare altre persone simili a loro, vengono presi di mira da chi usa l’odio e l’intolleranza per manifestare la loro opinione contraria.
Vorrei esserci, perché ritengo che ogni essere umano possa decidere liberamente chi amare, perché sono convinta che ci sono molte specie di amore, e non c’è un modo “giusto” o “sbagliato” di amare, c’è solo l’amore, e i destinatari di questo sentimento. Che possono essere uomini o donne, indistintamente.
Sentimento misterioso, che colpisce come un virus (visto che siamo in tema…), e colpisce tutti prima o poi. Siamo come sempre di fronte all’intolleranza, all’incapacità di accettare la libertà dell’altro di essere come vuole essere, al bisogno di manifestare all’esterno di sé sentimenti di rabbia e dolore che nulla hanno a vedere con l’oggetto contro cui ci si scaglia. Rabbia e dolore che hanno radici antiche dentro di noi, che dovrebbero essere analizzate e capite per volgerle infine in qualcosa di positivo e non di negativo contro gli altri. Rabbia e dolore che nascono dalla paura, paura di ciò che non si conosce, che non si comprende.
Ci sarò, domani sera, oh sì che ci sarò! Accenderò un lume alla mia finestra, e la fiamma di quella candela sarà la mia anima con voi, a Milano, a manifestare.
09.07.09
La Tata
Fedele al mio logo, suggerito da un Amico Saggio (come dice Denise), ho trovato lavoro come baby sitter, come Mary Poppins, come Tata… Mi devo occupare di una bambina di 11 anni di nome Elizabeth, dopo la fine delle lezioni nel pomeriggio e fino all’ora di cena, quando rincasano i suoi genitori che lavorano.
Inizio oggi.
Sono contenta.