06.26.09

Fine di un’epoca

Pubblicato su Attualità, Sentimenti a 22:34 di dannella

E così, martedì finisce un’epoca. Un periodo forse non tanto lungo, da un certo punto di vista, ma a me è sembrato lunghissimo, anche se in realtà sono solo sette anni, dal 2002 ad oggi. Da quel mese di ottobre nel quale ho iniziato a lavorare sul portale che allora era solo su Firenze, e da un paio d’anni ha ricoperto tutta la Toscana.
Un lavoro che mi piaceva, che ho visto cambiare durante questi anni, modificarsi, ai quali cambiamenti mi sono sempre adeguata al meglio che ho potuto. Un lavoro che mi sentivo cucito addosso come un vestito, adatto a me che amo lavorare da casa e gestire i tempi come voglio, non avere capi e poter decidere in autonomia, prendendomi anche le mie responsabilità.
Un lavoro che era a metà fra il giornalismo e il web, fra la grafica e la ricerca di contenuti.
Un lavoro soprattutto che mi faceva sentire di essere ancora in Toscana.
Ora mi mancherà la mattina accendere il computer e non correre subito a guardare la “mia” home page per vedere se i nuovi eventi pubblicati siano tutti in ordine: nessuna foto sfocata, nessun errore di ortografia o battitura, e soprattutto se il meccanismo di pubblicazione automatico avesse funzionato regolarmente. Ogni tanto capitava che non funzionava, e allora bisognava intervenire subito manualmente e inserire gli eventi nuovi al posto di quelli vecchi.
Forse mi mancheranno anche le mail degli utenti, quelle strane che mi chiedevano se sapevo quando sarebbe stato svuotato nuovamente il lago di Vagli, e quelle ancora più bizzarre nelle quali mi si chiedeva come fare per poter spostare un contatore… come se io fossi un tecnico dell’Enel!
Ma anche mail carine, di persone che elogiavano il mio lavoro, o mi chiedevano consigli sugli spettacoli in cartellone, o su un B&B dove dormire per trascorrere un fine settimana a Firenze.
E mi mancheranno i contatti con i numerosi uffici stampa, con le tante persone che ho contattato in questi anni e che mi hanno dato un valido aiuto, fornendomi comunicati e informazioni utili per svolgere al meglio il mio lavoro.
E naturalmente le altre guide, delle altre regioni, con le quali ci si vedeva magari solo una volta l’anno durante una riunione, e non ci si sentiva mai o quasi, ma si sapeva che si era tutti lì, ognuno al proprio pc, ognuno impegnato a fare le stesse cose, più o meno nello stesso modo. Una piccola rete invisibile di persone con le quali ho condiviso momenti belli e brutti di questi sette anni.
Probabilmente non ci vedremo più, con qualcuno il rapporto è diventato un po’ più stretto e forse con questi si manterrà per un po’ di tempo, forse solo per email, poi lentamente scemerà come con tanti altri incontrati nella mia vita.

Pazienza, è così che vanno le cose. Però un po’ di malinconia nel cuore c’è, e non è solo dispiacere per un entrata economica che viene a mancare.

06.19.09

Estate

Pubblicato su Attualità a 17:15 di dannella

Sono presa, anzi presissima, corro qua e là per uffici, burocrazie varie, e fra questi riesco pure ad infilarci la piscina ogni tanto. Con mia cognata, dieci vasche, mezz’ora di chiacchiere e poi via, di nuovo a casa, ognuna la sua. Oggi però sono sfinita, complice un mezzo temporale che pareva rinfrescare l’aria e che invece poi l’ha lasciata più calda e umida che mai. Sono dovuta correre in centro per consegnare una scartoffia, non ce l’ho fatta ad andare a piedi come al solito, ho preso il bus, aria condizionata a palla che quando scendi ti viene un coccolone, ma vabbè.
Ho anche del lavoro nuovo, per fortuna, visto che enel a fine mese ci lascia a casa, e quindi sono parecchio occupata. Meglio così, non mi piace stare senza far niente, se non perché lo decido io.
E poi così non mi è venuta la malinconia di chi è appena ripartito e chissà quando rivedrò. Se ci penso mi manca, mi mancano tutti e due, mamma e figlio, così cerco di non pensarci e mi butto nel turbinìo delle cose da fare.
Domani sera però andrò ad un concerto, gratuito (e ci mancherebbe!) di pianoforte. Qui ora c’è un festival, anzi Il Festival, con la maiuscola, della Martha Argerich, famosa pianista argentina ormai cittadina onoraria di Lugano. Ogni anno tiene questo festival nel quale dà spazio a giovani e meritevoli pianisti di tutto il mondo. I concerti in teatro o allo studio radio sono a pagamento, e costano anche parecchio, ma poi ne tengono qualcuno in una bellissima chiesa in centro città, ad ingresso libero. Bisognerà andarci presto per trovare posto, o portarsi la seggiola da casa… chissà!

06.14.09

lamamma

Pubblicato su Attualità, Ricordi a 15:06 di dannella

Ian trascorrendo tre settimane in Italia, sentendo parlare quasi unicamente italiano, ha arricchito molto il suo vocabolario. In particolare in questo periodo ha imparato l’articolo. Forse perché sentiva noi dire “la Cristina, la nonna, la zia”, e così via, gli è piaciuto molto l’articolo LA e l’ha adottato come facente parte di ogni sostantivo o nome. Così ha iniziato a chiamarci in questo modo: lamamma – lacri (la Cristina) – ladaddy (il padre) – lanonna, e la cosa era molto buffa quando chiamava sua madre a gran voce: lamamma, lamamma! inutile spiegargli che non serviva l’articolo in quel caso!

06.13.09

Quella è ancora casa mia!

Pubblicato su Attualità, Racconti, Ricordi, Sentimenti a 16:09 di dannella

Raggiunta la cima del passo dello Julier malgrado la giornata fosse nuvolosa e la pioggia mi avesse accompagnato per tutto il viaggio, quando dopo una curva le prime case di Silvaplana e là in fondo quelle di Surlej, una profonda emozione mi ha preso e non ho potuto trattenere le lacrime. Non immaginavo di essere tanto legata a quei luoghi, anche se erano rimasti molto vivi nella mia memoria, e il ritrovarmi improvvisamente di nuovo lì mi ha davvero tanto emozionato.
I ragazzi non erano ancora arrivati, provenienti da un’altra direzione, così ho proseguito diretta al mio albergo, situato a Samedan, un’altra località poco distante. Ho avuto modo così di calmarmi e guardarmi intorno.
Ho ritrovato così tutto o quasi come l’avevo lasciato 15 anni fa: le stesse case, qualcuna rifatta, qualche altra nuova, ma la maggior parte così come le ricordavo. Quella casetta là sulla curva che ricordavo così bene, c’era ancora. E quell’albergo enorme ai piedi della collina, ancora lì, tutto intero. Ecco il lago di St. Moritz, formato dall’Inn, dove in inverno si tengono le corse di cavalli sul ghiaccio, e là in fondo la cascata che incanala l’acqua verso il fondo valle. Subito dopo Celerina, che per un certo periodo chiamavamo “enclave italiana” visto il gran numero dei nostri connazionali che vi possedevano case di vacanza. Fra l’una e l’altra, la pista di bob olimpica era chiaramente visibile accanto alla strada.
A parte Surlej, che avrei rivisto di lì a poco, e il centro di St. Moritz, poco o nulla è davvero cambiato in quei luoghi. A St. Moritz hanno costruito numerosi parcheggi, tutti sotterranei, con capacità elevatissime di automobili. Uno in particolare ha poi una serie di scale mobili, abbellite regolarmente da fotografie gigantesche e d’autore, e da musica diffusa da altoparlanti, che conducono nel cuore della città, dove grandi alberghi, boutique e gioiellerie la fanno da padrone. In questo modo hanno potuto togliere tutto il traffico dalla zona principale del passeggio, rendendola veramente pedonale. Da fuori non si nota nulla, solo i cartelli che segnalano il parcheggio con il numero di posti.
A Surlej invece hanno costruito parecchie case nuove, e lì ho trovato veramente tutto molto cambiato. Surlej non è un vero e proprio paese, non ci sono negozi (salvo uno di articoli sportivi e ora un piccolo caffè/panetteria), né scuole o chiese. E’ solo un agglomerato di case ai piedi di una delle più belle piste da sci dell’Engadina: il Corvatsch. Anche le case nuove però sono state costruite bene, sempre in stile engadinese, con le facciate dipinte e decorate, talvolta anche da scritte in romancio, una sorta di ladino che si parla in quella zona, frasi a metà fra sentenze bibliche e proverbi. Come una storica che sempre ricordiamo, un po’ ridendo: “Temi Iddio. Amen”. Breve, sintetica, lapidaria.

La sorpresa più grossa però dovevo provarla più tardi. Anche visto il mal tempo che per il momento ci obbligava in casa, avevo deciso di infischiarmene dei brutti ricordi, delle sensazioni sgradevoli, di fingere che quella casa era solo una casa di vacanza, magari presa in affitto dai miei figli. Così una volta arrivati loro, li ho raggiunti e sono salita in casa. Già la prima sorpresa è stata nel rivedere la palazzina dal di fuori: quasi non la riconoscevo, la ricordavo bianca con le imposte marroni scuro, banale come una casa qualsiasi. La ritrovo invece ridipinta di giallo chiaro, con i classici disegni engadinesi, la frase sulla facciata, le imposte di legno di pino chiaro. Bellissima, quasi irriconoscibile. “Bene” – mi sono detta – “è un’altra casa!”. E ho salito le scale senza emozione alcuna.
L’emozione è stata nel ritrovare i ragazzi, e il nipotino che mi ha accolto con urla di gioia “nonna! nonna!” e un grande abbraccio… inondandomi il cuore di felicità. Non è sempre così espansivo, il ragazzo! Dopo un paio di giorni infatti, anche la nonna era diventata “routine” e quasi non mi salutava più!
La casa… la seconda, enorme sorpresa. Tutto lì dentro parla di me. Ci sono ancora io, in quella casa. Ci sono ancora le tende alle finestre fatte da me, con la stoffa che io ho scelto, camera per camera. Gli stessi quadri alle pareti, gli stessi tappeti in terra. Nei bagni ho ritrovato gli stessi asciugamani che avevo comprato, quella mensola che avevo trovato perfetta per quell’angolo accanto alla doccia. Perfino nella camera padronale ci sono ancora le mie lampade sui comodini, alle quali solo hanno cambiato il paralume, e dal mio lato del letto ci sono ancora appesi quei due quadretti con i fiori che mi piacevano tanto.
In cucina poi è stato il tripudio di gioia: i miei piatti, il servizio da caffè e da colazione, perfino gli stessi barattoli, e quelli con il sale e lo zucchero, uguali, riportano ancora le etichette scritte a mano con la mia calligrafia! Incredibile, ero veramente stupefatta! Sapevo che i miei figli si erano battuti come leoni contro ogni cambiamento, e per difendermi entro quelle mura, considerando forse un’ingiustizia che io non ci potessi più mettere piede. O forse perché quella è l’unica casa rimasta intera anche dopo il nostro divorzio, e per loro significa “casa, famiglia, ricordi”. Così ne difendono l’integrità, e la memoria.
Per me, lo ammetto, una soddisfazione enorme, e soprattutto non mi sono sentita più estranea, ma anzi mi ci sono mossa molto a mio agio.
Così alla fine, complice anche il bel tempo ritrovato, ci siamo goduti cinque giorni di vacanza, in allegria e armonia, con belle e tranquille passeggiate nella natura, e con un bimbo che ci ha travolti con la sua simpatia e vitalità.

06.07.09

Vacanze

Pubblicato su Attualità, Racconti, Ricordi a 14:56 di dannella

E così ci siamo, domattina parto. Meta, la montagna. Mica una montagna qualunque, però. Ragazzi, St. Moritz! La perla dell’Engadina, con Gstaad una delle mete preferite dal jet set internazionale in Svizzera! Marciapiedi riscaldati d’inverno per non farli ghiacciare e rischiare brutte cadute dei preziosi ospiti. Alberghi a cinque o più stelle, vetrine di gioiellieri ovunque, con sassolini preziosi sparsi come il sale sulle strade d’inverno, boutique con i marchi più famosi che si sprecano, insomma, il lusso più sfrenato condiviso con pochi altri luoghi al mondo.
Va bene, io non starò proprio lì, ma in un villaggio poco lontano, dove però c’è uno splendido campo da golf (non che la cosa mi interessi, ad ogni modo!). Ma un giro per il centro di St. Moritz me lo voglio fare, e mangiare la famosa torta di noci engadinese, e se farà freddo come pare, gustarmi insieme una calda e dolce cioccolata magari con aggiunga di panna montata. Invidiate, amici, invidiate pure… alla linea ci penserò al mio ritorno.
Se il sole ci degnerà della sua presenza, andremo a camminare su comodi e ben preparati sentieri della zona. Ci sono tantissime passeggiate, per ogni gusto e capacità, pianeggianti, un po’ in salita, ripide, intorno al lago o su per i monti.

st.moritz estate

Da bambina era mia nonna che mi ci portò per la prima volta, in quei luoghi. La sua famiglia emigrando in Svizzera dalla vicina Italia si era stabilita in quella zona, e anche se poi i miei bisnonni si erano in seguito trasferiti verso Zurigo, un figlio era rimasto aprendo un albergo proprio a St. Moritz, che poi era passato in gestione al figlio e alla nuora. Così mia nonna ogni tanto andava a trovare il fratello, e mi portava con sé. Un viaggio lungo, noioso per una bambina qual’ero, si andava con l’auto postale (corriera) e ci si impiegava circa cinque ore se non di più. Ma una volta giunti, che meraviglia! Ricordo una volta che mio cugino mi portò in riva al lago dove teneva una barchetta e con quella andammo a pescare. Io avevo un po’ paura, anche se sapevo nuotare benissimo, ma l’acqua era molto fredda e avevo paura che lui non riuscisse a tenere la barchetta. Non lo conoscevo molto e non mi fidavo tanto, invece andò tutto bene, anche se, poverino lui, non pescò nulla di nulla.
Più grande, la nonna ormai scomparsa e anche suo fratello, in inverno spesso ho approfittato della ospitalità dei miei zii in albergo per andare a sciare, durante le vacanze di Natale o carnevale.
A vent’anni o giù di lì, con gli amici dello sci club erano quelle le piste preferite, e si era disposti a partire molto presto al mattino e trascorrere molte ore in viaggio con il pullmann pur di poter godere di una giornata sugli sci in quel luoghi meravigliosi. Si faceva a gara a chi prendeva l’ultimo skilift della sera, rischiando talvolta di scendere che ormai iniziava ad imbrunire. Incoscienza dell’età!

RM

Quando conobbi la mia “dolce metà” lo portai a conoscere quei luoghi che tanto amavo, e lo introdussi allo sci, lui che sapeva a malapena fare lo spazzaneve. Anche in estate, preferendo l’attività della montagna alla pigrizia delle spiagge al mare, era lì che si andava a trascorrere le ferie. I miei figli impararono molto presto a sciare e a camminare in montagna, spesso nello zaino sulle spalle di papà in entrambi in casi.
Amavamo talmente quella valle che alla fine comprammo una casa, un appartamento dove poter andare quando ne avevamo voglia, anche durante i fine settimana o i lunghi ponti festivi. I più bei ricordi delle vacanze con la famiglia sono legati a quei luoghi, a quella valle meravigliosa che è l’Engadina, con i suoi laghetti blu nei quali si riflette il cielo, le montagne ricoperte di pini e larici, o di neve secondo le stagioni. Non saprei dire se la amo di più in inverno o in estate, è sempre bella. Ora sono 15 anni che non ci vado, e sono curiosa di vedere se la troverò cambiata… ma non credo, in quei luoghi difficilmente le cose cambiano.

06.03.09

Lavoro

Pubblicato su Generale a 21:55 di dannella

Oggi ho saputo che Enel non ci rinnova il contratto. Chiude il progetto.
Così dal 1° di luglio sarò disoccupata.
Bella cosa…potrò trascorrere l’estate in riva al mare a prendere il sole. Quello perlomeno è gratis.
Amen

06.02.09

Hippies

Pubblicato su Generale a 15:57 di dannella

Le persone della mia età o giù di lì, che hanno vissuto il ‘68 e l’epoca dei “figli dei fiori” sono convinte di aver vissuto qualcosa di unico e irripetibile, un periodo storico nuovo, che ha portato a grandi cambiamenti. In effetti è vero, ma ho scoperto che qualcuno ben prima degli hippies aveva provato a vivere l’Utopia di una vita diversa, e proprio qui, a due passi da casa mia.
Sentivo spesso parlare di questo luogo, Monte Verità, sopra Locarno, ma non ne sapevo molto, così domenica sono andata a vedere di persona di cosa si tratta. Putroppo ora restano pochi resti di quello che fu un tempo quel luogo, è diventato proprietà del Cantone Ticino e vi si tengono congressi, meeting, e soprattutto manifestazioni culturali. Un luogo splendido, terrazze affacciate sul lago Maggiore, una vista da togliere il fiato. Facile credere che lì si fosse insediata una comunità pacifica che professava una vita semplice e naturale.
Un po’ delusa da quanto trovato, sono andata a cercare informazioni su Internet, e questo è quanto ho scoperto:

Ascona non è certo un luogo comune e tantomeno lo è la collina soprastante, denominata Monte Verità, un luogo che non detiene forse il segreto della verità, ma un luogo dove si va alla ricerca della verità. La sua storia inizia semplicemente nel 1899 dall’incontro tra Henri Oedenkoven, figlio di un ricco industriale di Anversa, e Ida Hofmann, insegnante di musica in un istituto russo di Cetinje in Montenegro. Lui, affetto da una malattia che i medici definiscono incurabile, cerca cure alternative, si interessa di vegetarianismo, in particolare di frugivorismo, cioè il nutrirsi di soli frutti, e grazie all’aiuto di un medico omeopata di Leipzig guarisce. Questa esperienza lo porta a maturare un nuovo stile di vita, condiviso anche da Ida, insofferente dei limiti imposti da una rigida educazione ricevuta e delle frivolezze della vita di società. I due coinvolgono nel loro progetto alcuni amici e si mettono alla ricerca di un luogo ideale dove creare una nuova comunità: lo individuano in Ascona, con il suo paesaggio incontaminato, il clima gradevole, e per quella sua collocazione geograficamente ideale come punto di incontro tra le culture del nord e del sud. C’era qualcosa di diverso in quei luoghi, qualcosa di magico, come se dalla terra stessa si potesse trarre energia positiva. Il Monte Monescia, in particolare, forniva ampie terrazze coltivabili, aperte sulle valle del Maggia, e una vecchia costruzione, un tempo una vecchia locanda, da cui si godeva una magnifica vista sul lago. Henri e i suoi amici investirono i loro capitali nell’acquisto di alcuni ettari della collina dove si insediarono conducendo una vita naturale, non primitiva, sganciata da condizionamenti sociali, liberi di amarsi al di fuori del matrimonio, di indossare semplici tuniche, lasciarsi crescere i capelli, camminare scalzi o al massimo con dei sandali, seguire un regime di alimentazione vegetariana, bandire gli alcolici. La finalità era quella di liberarsi dalle tribolazioni e dalle difficoltà della vita. Ben presto il monte si popolò di qualche chalet in legno, di coltivazioni e animali e quella strana coalizione di persone non mancò certo di richiamare l’attenzione della gente e dei curiosi. In verità la vita in comunità non era poi così idilliaca e le cose non filarono sempre lisce, ma sta di fatto che per l’epoca fu certamente un esperimento unico nel suo genere. Il libro è ricco di aneddoti, testimonianze e storie curiose di come dovessero affrontare i problemi pratici della vita di tutti i giorni cercando di non ricorrere sempre all’uso del denaro ma puntando molto sulle proprie capacità, fisiche e mentali, stimolate al massimo grado grazie ad una vita condotta in modo sano e naturale. Utopia o realtà? Resta il fatto che Monte Verità è ed è stato un luogo unico nel suo genere dove trovarono rifugio, soprattutto tra le due guerre, una colonia internazionale di poeti, artisti, filosofi, teosofi, espatriati politici. 
Attualmente Monte Verità è di proprietà del Canton Ticino che ne ha fatto un museo e un centro congressi.