05.28.09
Ieri
Sono molto fiera di me. Ieri è andato tutto benissimo, oltre le mie (basse) aspettative. Sono riuscita a tenere a bada l’ansia, anche quando il mio “mi raccomando. cercate di arrivare presto…” si è concretizzato con lo scoccare del mezzogiorno e io non sapevo più che fare per far passare il tempo. Sono solo tre giorni che sono in Italia, e risentono ancora il jet-lag, inoltre il gran caldo dei giorni (e delle notti) scorse non li ha certo aiutato a riposare. Inoltre in questo periodo l’autostrada Milano-Lugano con dogana frammezzo è un inferno, con code ed imprevisti ad ogni angolo. Ma tanto ormai ero pronta a tutto, così quando finalmente è suonato il citofono ho provato solo gioia. Ian all’inizio fingeva timidezza, ma è bastato un po’ di solletico e migliaia di baci per scioglierlo subito. Poi siamo partiti a caccia di gatti, e il ghiaccio è stato rotto.
Dal balcone ha poi visto il campo giochi sottostante, e il pranzo è stato subito rimandato di una mezz’oretta per dargli il tempo di assaporare scivoli e altalene e rilassare le gambine rimaste ferme in auto troppo a lungo.
Giulia ha già un accenno di pancia, e un aspetto splendido e sereno come hanno tutte le donne incinte. Nel pomeriggio visto che il tempo si era rinfrescato e tirava un bel vento dal nord, siamo andati al Parco Comunale, in riva al lago, in pratica la mia passeggiata preferita quando ho poco tempo a disposizione. Lì sapevo che c’erano altri giochi per bambini ma molto più grandi e complessi, e ho immaginato di fare la gioia del mio nipotino. Così ci siamo avviati a piedi, passeggino al seguito. Stephen si è occupato tantissimo del piccolo, giocando con lui a rincorrersi sul marciapedi, mostrandogli il fiume e le sue meraviglie, lasciando me e Giulia chiacchierare come due vecchie amiche.
Al Parco naturalmente Ian si è precipitato ai giochi, dimostrando tutta la sua abilità ad arrampicarsi, scivolare, superare gli ostacoli più ardui… come un vero Indiana Jones! Ad un certo punto gli si è avvicinato un bambino più o meno della sua età, e hanno iniziato a sfidarsi uno con l’altro, imitandosi e cercando di superarsi. Bellissimo come i bambini non conoscano frontiere, razze, lingue e altre barriere! I due si comprendevano benissimo con solo uno sguardo e qualche parola, non si capiva bene in quale lingua…
Stanco dei giochi, più tardi siamo andati ad esplorare un’altra zona del Parco, vicino alla foce del fiume, dove alcune persone si erano avventurate sulla rena e si bagnavano nel lago. Ian ha voluto subito imitarli e il padre l’ha accontentato, facendogli provare l’ebbrezza di un bagno fuori programma.
Un buon gelato ha concluso il pomeriggio di avventure e dato a noi grandi il tempo di riprenderci dalle fatiche di quel terremoto. Rientrati finalmente a casa Giulia era un po’ stanca, così prima di ripartire ci siamo riposate un po’ nel fresco del soggiorno, e mio genero, senza che nessuno gli dicesse nulla, si è messo spontaneamente a lavare i piatti del pranzo rimasti nel lavello. E’ proprio un gran tesoro di genero!
Alle sette sono ripartiti per Milano, e oggi andavano a mare per qualche giorno. Ci ritroveremo ai primi di giugno per una breve vacanza tutti insieme in montagna. Giornate che già pregusto, e ora con un po’ meno ansia.
05.26.09
Minimalismo e crisi
Quest’oggi ho mangiato la mia insalatina coltivata sul balcone di casa….mmmm che buona!
05.24.09
Armonia
Ieri ho avuto una lunga e piacevole telefonata con un’amica dei tempi di San Gimignano. Con lei ho condiviso l’arte, la creatività, il tempo trascorso cercando di vivere con le nostre creazioni. Dall’inverno scorso anche lei ha ceduto le armi, chiuso il negozio, dato forfait. Pare che anche in quella splendida città ormai il turismo sia in calo, e di conseguenza le vendite di oggetti artistici di ogni genere. Ci sono il 50% di botteghe in meno, artisti e artigiani che piangono amare lacrime e non sanno come arrivare a fine mese.
Le ho detto, con molta amarezza ma con una profonda consapevolezza di cui ormai sono convinta, che oggi più che mai L’ARTE NON PAGA.
Il mondo è cambiato, e sta cambiando sempre più. Non è solo questione di crisi economica, è che sono proprio le persone ad essere cambiate. Oggi ciò che interessa acquistare è la tecnologia, il cellulare che manca poco e fa anche il caffè, il televisore al plasma per fare dello sport ancora più comodamente sdraiati in poltrona, vestiti, scarpe e borse all’ultimo grido, meglio se firmati, tanto ormai ci sono gli outlet. Al massimo si risparmia per potersi concedere una grandiosa vacanza, in crociera, oppure su qualche spiaggia esotica, dove poi fare le stesse identiche cose che si fanno a casa propria, vale a dire andare in discoteca fino alle 4 del mattino, dormire poi fino a mezzogiorno, sfiancarsi con la palestra, divertirsi a tutti i costi, stakanovisti della vacanza attiva. Niente a che vedere con un praticello sul quale sdraiarsi a contare le nuvole, o una sdraio sotto l’ombrellone con un buon libro in mano.
La materialità è imperante, a scapito dello spirito e dell’anima, che non si può nutrire più di bellezza, che diventa sempre più rara e introvabile.
Stamani con il mio gruppo sono andata a camminare in un bosco qui vicino. Uscite nel paese, ho scoperto questa chiesa; una meraviglia questa armonia geometrica di scale, che portano sulla riva del lago, con le onde che lambiscono la riva e pacifiche anatre che si fanno gli affari propri. Questa è bellezza.

05.20.09
Meno 4
Stanno per arrivare. I Canadesi intendo. Ancora pochi giorni e saranno in Italia, per tre settimane di vacanze. Vacanze che si trasformeranno in un tour-de-force di visite ai parenti e incontri con amici. Volute, aspettate, desiderate vacanze, e non solo da parte loro ma anche nostra, che da tempo attendiamo di poterli riabbracciare. A parte qualche telefonata con skype (che per fortuna ora c’è!) è dal natale del 2007 che non li vedo, che non abbraccio mia figlia, che non stringo il mio nipotino.
Ancora pochi giorni e potrò farlo, anche se per me in verità mancano ancora 7 giorni. Domenica infatti arriveranno a Milano, ma verranno a trovarmi qui solo mercoledì prossimo. Ma posso aspettare ancora qualche giorno, poi li avrò tutti per me. Tutti e tre, anzi, quattro…
05.16.09
Alieni
Oggi ho sentito alla radio una notizia riguardante la possibilità di incontrare alieni in un ipotetico futuro. In America c’è chi ha pensato bene di invitare le persone a suggerire “cosa” dire, se mai capitasse un incontro simile, come potersi mettere in contatto con altre entità in modo da mostrare il meglio degli esseri umani.
Se fosse per me, queste le mie scelte:
Musica:
Preludio no. 1 di J. S. Bach – Glenn Gould
Arte:
La Primavera di Botticelli

Poesia:
Jacques Prévert
I ragazzi che si amano
I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore
E per finire, perché è sempre e comunque un “mondo meraviglioso”:
05.14.09
Tramonto
E’ proprio vero che non c’è limite alla stupidità umana, all’idiozia del pensiero, anche se le persone intelligenti quasi non se ne capacitano.
In un momento di profonda crisi mondiale, con le banche che devono essere aiutate dagli Stati per sopravvivere, le industrie automobilistiche che piangono perdite e fanno acqua da tutte le parti, con migliaia per non dire milioni di persone che stanno perdendo o hanno già perso il lavoro, con le Casse Pensioni di tutti i paesi che sono in allarme temendo di poter far fronte alle richieste dei loro affiliati, lo stato italiano (e appunto lo scrivo minuscolo) che fa?
Decide di spostare il centro della propria aereonautica civile a Fiumicino limitando il traffico su Malpensa, condannando così centinaia di persone alla cassa disoccupazione o peggio al licenziamento.
Bravi, complimenti, proprio il momento giusto per attuare questo piano di risanamento.
Ma dove hanno il cervello certi politici? certi manager? certi industriali? c’è proprio da chiederselo, pur sapendo già la risposta purtroppo, e non voglio esser volgare, sono sempre una signora. Per questo mi fermo qui.

AGGIUNTA
Oltre che nel momento storico sbagliato, questa decisione va a comprometterne altre con un effetto a cascata difficilmente prevedibile. Viviamo ormai in un mondo così globalizzato che qualunque decisione presa in un posto ne determina un effetto su un altro.
La regione dove vivo, il Ticino, è la zona di confine svizzera con quella parte industriosa dell’Italia del nord, la Lombardia. Qui entrano ogni giorno migliaia di lavoratori italiani che poi rientrano alla sera alle loro case, fornendo mano d’opera utile e necessaria ma andando ad intasare strade piccole e grandi, e spesso rendendo difficile la vita di chi vive su quelle vie di transito. Così i politici ticinesi da anni stanno cercando un accordo con quelli lombardi per risolvere il problema, e una di queste soluzioni doveva essere una nuova linea ferroviaria in direzione Varese e in seguito Malpensa. Una linea ferroviaria che attualmente non c’è, non esiste. Se devo andare a Malpensa devo prendere l’auto, l’autostrada Como-Milano e in seguito in direzione di Varese, oppure arrivarci per vie secondarie e trasversali, ma non posso andarci in treno.
Questa nuova linea ferroviaria agevolerebbe anche migliaia di lavoratori che potrebbero recarsi al lavoro usufruendo di tale mezzo e lasciando a casa l’automobile, con buona pace dell’ambiente e del loro portafogli.
Ora con la quasi chiusura di Malpensa e la riduzione dei voli non so che fine farà questo accordo. Per gli svizzeri è importante comunque avere una linea ferroviaria su quest’asse, ma non so per i lombardi, se questa necessità è ancora valida. Bisognerà vedere la Moratti che ne pensa…
05.12.09
Relazioni
Talvolta le persone con cui siamo in relazione ci sorprendono, e non sempre in senso positivo. Ma sono loro che deludono le nostre aspettative, o piuttosto siamo noi che ne abbiamo troppe nei loro confronti?
Domenica 10 maggio, la festa della mamma. Ho atteso tutto il giorno una telefonata dai miei figli, quando sono uscita per una passeggiata ho preso con me ben due cellulari, quello svizzero e quello italiano, sia mai che si sbagliassero a chiamare. Invece nulla, silenzio su tutta la linea.
La sera rientro e finalmente nella posta elettronica trovo due righe in email dal Canada e una cartolina virtuale (in giapponese, chissà perché!) da Milano. Dal figlio, silenzio assoluto. Poi dalla sorella ho saputo che si è giustificato dicendo di avermi chiamato a casa verso le sei di sera, ma che io non ho risposto… (sic)
Non è che io ci tenga particolarmente a festeggiare una festa che ormai è diventato un affare commerciale più che un omaggio alle madri e alle loro fatiche quotidiane. Ma visto che già siamo lontani, mi sarebbe piaciuto, proprio perché tutto intorno a loro ricorda questa ricorrenza, gli venisse la voglia, il desiderio, di farmi un saluto e dirmi “ti-voglio-bene-mamma”.
Altra storia.
Ai primi di giugno andrò con la famigliola canadese qualche giorno in montagna, in un luogo di villeggiatura dove abbiamo una casa di vacanza. Cioè, la casa era della famiglia, ma con il divorzio è rimasta all’ex-marito. Da quando ci siamo separati non ho più rimesso piede né in quella casa né nella valle dove si trova il villaggio in questione. Ora sono trascorsi 15 anni, e non so come reagirà il mio spirito nel tornare in quei luoghi. Naturalmente io mi sono prenotata una stanza in un albergo della regione, e onde evitare fraintendimenti oggi ho informato della cosa il mio ex. Anche se supponevo lo sapesse già tramite i figli. Ho voluto chiarire che non sarei stata in casa con loro, ma che se fosse capitato, se avessi sentito che la cosa non mi feriva più, avrei anche potuto salire in casa con loro, per cenare insieme, o prendere semplicemente un caffè o un tè in compagnia. E volevo sapere se la cosa gli avrebbe dato fastidio, nel qual caso avrei evitato.
La sua risposta è stata quanto mai ambigua e leggermente seccata: “tanto guarda, ormai ho deciso di passare tutto in cavalleria, faccio finta di niente, non dico niente, fingo di non vedere, non sapere…”
Non sono riuscita ad interpretare la sua risposta, che mi ha decisamente spiazzato. E’ tutto il giorno che ci penso e non ne vengo a capo. Dove ho sbagliato?
05.11.09
Sogno
Questa notte ho fatto un bel sogno.
Ero al matrimonio di un caro amico che si sposava. Bellissimi, lui e lei, splendida nel tradizionale abito bianco, e lui con un elegante completo scuro.
C’era tanta gente alla festa, tutti giovani, belli, allegri e felici come di solito capita ai matrimoni. Ovviamente sono giovane e felice pure io.
Fra tante gente, LUI, un bellissimo giovane, con il quale inizio a conversare, affascinata. Scopro che è un pianista, ma che per vivere fa il guardiano notturno. Lavorando di notte e dormendo di giorno, non gli resta molto tempo per suonare il piano, ed è un peccato perché è veramente molto dotato.
Si unisce a noi un altro giovane, innamorato del pianista. Conversiamo piacevolmente tutti e tre.
Mi sveglio. Mi riaddormento, e riprendo a sognare.
Sono a casa mia, con l’amico gay decidiamo di andare a trovare il pianista, che vive lontano da noi, probabilmente al mare. Arriviamo a casa sua, vive con altri studenti universitari, ci mostra l’appartamento, il pianoforte, dice che sta tentando di riprendere a suonare. Gli suggerisco di provare a cambiare lavoro, sempre notturno ma come portiere di notte in albergo, lì almeno di tanto in tanto potrebbe dormire, e di giorno avere più tempo per suonare.
Mi accorgo che mi sto innamorando di lui, e lui di me. Ci dispiace per il nostro comune amico gay, ma al cuore non si comanda!
Mi promette che mi verrà a trovare a casa, scendiamo in giardino per sottrarci agli occhi del nostro amico.
Mi risveglio, e questa volta per sempre.
La cosa buffa è che l’amico che si sposa all’inizio del sogno è un caro amico di blog che non conosco (ancora).
Che vorrà dire tutto ciò???
