02.28.09
Indovina chi..?
Questa sera ho visto in televisione un film molto divertente, ma che mi ha fatto anche pensare. Non so se ricordate quel vecchio film con Spencer Tracy e Katharine Hepburn, e un giovanissimo Sidney Poitier, dal titolo “Indovina chi viene a cena?” dove una giovane ragazza bianca americana cresciuta in una famiglia liberal si innamora di un afroamericano e lo porta a casa per conoscere i propri genitori, creando molto scompiglio e mettendo in crisi tutto ciò in cui loro credevano.
Il film di questa sera vedeva la stessa situazione ma rovesciata: una ragazza nera si innamora di un ragazzo bianco e lo porta a conoscere i propri genitori, ovviamente neri, alla vigilia della loro festa per il 25° di matrimonio. E mentre la madre di lei lo accetta subito, cercando di capire che tipo di uomo egli sia oltre il colore della sua pelle, il padre ne resta scioccato, è diffidente e sospettoso e cerca in tutti i modi di boicottarlo. Ne nascono situazioni divertenti e comiche, ma alla fine tutto è bene ciò che finisce bene, come ogni bella storia che si rispetti.
La mia riflessione verte sul fatto che il razzismo esiste ovunque, e che come noi vediamo i neri, o le persone di altre razze, diversi da noi e ciò suscita in noi talvolta sentimenti di ostilità e diffidenza, lo stesso accade per loro. Un padre italiano bianco non sarà di sicuro felice se sua figlia decide di sposare un nero, o un arabo, o un cinese. Ma il padre cinese, arabo, nero, sarà felice se sua figlia deciderà di sposare un bianco? E come ci vedono gli “altri”? Noi bianchi siamo così convinti di essere la razza superiore, che misuriamo tutto con il nostro metro di misura, con la nostra scala di valori. Non pensiamo mai che i nostri valori possono non valere gli altri, e che forse gli altri hanno le nostre stesse paure e diffidenze.
Ho visto nel passato altre storie simili, una ragazza pakistana innamorata di un ragazzo afroamericano, una famiglia indiana a Londra, il cui figlio si innamora di una ragazza inglese, una fanciulla messicana e un ragazzo americano, osteggiati dal padre di lei. Sempre storie d’amore, sempre razze, culture, origini diverse, sempre diffidenza, timore, chiusura mentale.
Peccato, ci sarebbe tanto da imparare uno dall’altro, invece. Arricchimento invece che deprivazione, apertura invece che chiusura, curiosità contro diffidenza e sospetto. Apriamo la nostra mente, lasciamo che sia la curiosità di conoscere l’altro a vincere, la voglia di imparare cose nuove, di fare nuove esperienze, di metterci alla prova anche, sfidare noi stessi nel confronto con il diverso.
02.25.09
Invece…
E così, invece che riempire le nostre montagne, le nostre colline ventose, le coste lungo i nostri mari di allampanati mulini a vento, che come enormi giganti buoni sbattono le loro braccia in silenziosi turbinii…
Invece di ricoprire i tetti delle nostre case, palazzine, ville, di vanitosi specchi che tentano invano di abbronzarsi…
Invece di incanalare la potenza benefica di cascate primordiali, di quelle acque che sgorgano dalle nostre alpi e appennini e che cercano potentemente di ricongiungersi con il mare da cui nacquero…

Invece di accogliere il dono della madre terra, il suo calore primordiale, il vapore che per millenni si è

formato nel suo ventre e che generosamente ci regala…
Invece di tutto questo, che si fa? si sceglie il veleno mortale, invisibile, insospettabile, inudibile, inodore, incolore, ineluttabile….
Ma la “grandeur” francese è così… così intelligente… così moderna… così avanti… non possiamo essere da meno, no, certo che no! Che importa se tutto il resto del mondo cerca vie alternative, fonti rinnovabili, pulite, ecologiche. Che importa se l’effetto serra aumenta ogni giorno che passa, se le stagioni non sono più stagioni, se i temporali sono uragani, se le pioggie estive sono catastrofi, se nei mari non ci sono quasi più pesci, se nei cieli non ci sono quasi più uccelli, se basta che due governi si mettano a fare le bizze e migliaia di persone restano al freddo, che importa! Noi siamo grandi, noi siamo come i francesi, noi siamo “fichi”, noi siamo moderni! Evviva il nucleare, perdiana!
02.24.09
Facebook e visite
Leggevo ieri sera il blog di Bassini dove, in un post dal titolo “e quando (anche) Face sarà archeologia?”, considera il numero di visitatori che gli provengono da Facebook e inizia a sospettare la morte dei blog causata dai Network.
In genere io non guardo le statistiche, ma posso asserire che da quando è esplosa la mania di Face anche in Italia, i miei visitatori sono diminuiti. Non so quelli sconosciuti, che arrivano per caso, leggono e poi se ne vanno senza lasciare traccia del loro passaggio. Parlo di quelli che conosco, amici che venivano spesso a leggermi, mi lasciavano un saluto, ed era come ricevere una telefonata, una cartolina, un modo per sentirli un po’ vicini in quel momento. Era bello.
Poi sono andati quasi tutti su Face, lo so perché ci sono andata anch’io per un po’ di tempo, poi come ho già scritto qua, non ne capivo l’utilità e me ne sono andata. Quella grande piazza virtuale dove tutti sanno (o credono di sapere) tutto di tutti, dove ognuno si espone più o meno intimamente agli occhi e alla curiosità di tutti, non mi piace, non fa per me. Mi ricorda certe trasmissioni televisive italiane, dove persone assolutamente anonime e qualunque vanno a dire gli affari loro a tutto il mondo, a chiunque sta guardando quella trasmissione in quel momento. E così sullo schermo scorrono litigi fra fidanzati, incomprensioni fra genitori e figli, lotte per il potere fra coniugi, tutto il peggio delle debolezze umane.
Facebook è un po’ così, e forse proprio per questo piace tanto gli italiani. Perché lì possono conoscere il “privato” degli altri, quella privacy che lo Stato tempo fa si è tanto premurato di difendere con regole, leggi e decreti.
Pettegolezzi, alla fine, come tutte quelle riviste che ormai vanno per la maggiore, dove posso leggere la tal valletta con chi si accoppia, il tal calciatore con chi ha fatto un figlio, il tal politico o manager o imprenditore ricco e famoso da chi sta divorziando per andare a letto con chi. Curiosità, il tuo nome è donna, si diceva un tempo. Ora credo sia di tutti, indistintamente.
Così ho notato questo defluire delle visite nel mio blog. Non so se uno dei motivi è stato anche il cambiamento di piattaforma, deciso per via delle foto che su Splinder non posso più caricare con il Mac, mentre qui ho potuto creare addirittura un blog solo per le foto.
Sono rimasti i più fedeli, questo sì, e mi rincuora saperlo. Spero tornino anche gli altri, i “desaparecidos” di Face.
02.23.09
Gioie di nonna
Ieri sera tardi Giulia mi ha chiamato con skype per un saluto veloce. Anche Ian voleva salutare la nonna, ma avevo dimenticato di accendere la webcam, così io lo vedevo ma lui no, e allora mi ha detto “nonna, dove sei?” in italiano….. che emozione!
Poi mi ha cantato una canzoncina, tutta in inglese, di cui ovviamente non ho capito una parola, ma era tenerissimo lo stesso. Si è stancato subito di stare davanti al computer, e dopo la sua esibizione si è messo a giocare poco lontano, lasciando parlare me e sua mamma.
Ad un certo punto conversando con Giulia le ho detto che ho preso altri tre libretti della Pimpa e…. subito si è visto qualcuno alzare la testa e dire con aria furba “what?”…. il bimbo ha le orecchie lunghe, a quanto pare! E’ corso subito in braccio a mamma per vedermi e mi ha ripetuto “what nonna?”, allora la mamma gli ha detto qualcosa all’orecchio e lui ha ripetuto “cosa hai detto, nonna?” in perfetto italiano e con un sorriso che andava da un orecchio all’altro….
Se non sono soddisfazioni queste, ditemi voi!
02.21.09
occhi belli
Mi hanno sempre detto tutti che ho dei begli occhi. Ne vado fiera. Occhi color grigio-verde, che cambiano quando cambia il tempo. Diventano più verdi quando sta per piovere, se splende il sole si accontentano di essere grigi.
Oggi mi sono sottoposta ad una visita di controllo dall’oculista, da un po’ di tempo avevo fastidio, gli occhi sempre stanchi e arrossati, mi lacrimano facilmente, forse anche colpa del computer, chissà.
Ho scoperto così di essere affetta da una malattia piuttosto rara, la “cheratocono”, una malattia degenerativa della cornea.
Sono spaventata. Anche se il medico mi ha tranquillizzato asserendo che oramai, alla mia età, la malattia dovrebbe (condizionale!) avanzare lentamente, una cosa da tenere sotto controllo più che altro, sono un po’ allarmata. Scombussolata. Sottosopra. Spaventata.
I miei occhi belli, malati.
02.19.09
Tre fratelli
Quando ero piccola mio papà faceva, fra le altre cose, il musicista, e suonava in un’orchestra di cui ho già raccontato. Uno di questi compagni di musica era un certo “Fofo”, di professione fotografo. Me lo ricordo come un uomo grande e grosso, un viso simpatico sempre aperto al sorriso, come spesso sono le persone “in carne”, sicuramente di buon carattere e di buon cuore. Aveva una risata grassa e contagiosa, e parlava con voce forte, baritonale. Se non mi sbaglio, suonava la fisarmonica.
Quando nacque mio fratello Marco, l’ultimo, gli fece da padrino al battesimo, così spesso i miei genitori lo invitavano a casa per una cena, talvolta seguita da una canasta o altro gioco di carte. Allora non c’era la televisione, e le serate gli adulti le trascorrevano o ascoltando la radio o giocando a canasta con gli amici. Quando mio padre non suonava, ovviamente, perché spesso era fuori per serate.

A Natale di quell’anno, parlo del 1954, Fofo passò a trovarci per gli auguri di rito, e si offrì di fare una fotografia ricordo a tutta la famiglia.
Non so a chi a quel punto venne l’idea di fare anche una foto a noi tre fratellini, e ci misero in posa, io al centro con Alberto alla mia sinistra e Marco in braccio, visto che aveva pochi mesi.

La foto piacque molto a tutti, così fu deciso di trasformarla in un rito, ogni anno a Natale. E puntualmente a Natale del 1955 Fofo si ripresentò alla nostra presenza:

Un anno di più, tutti un po’ più grandicelli, i sorrisi felici di chi attende la notte magica del Natale, l’arrivo di Gesù Bambino, i doni sotto l’albero, la festa, i torroni, il tacchino con le castagne, i fuochi pirotecnici dello zio, l’allegria e la felicità di quei giorni di festa.
La “tradizione” continuò per diversi anni, poi non so perché smisero di fotografarci così. Forse Fofo smise di suonare con mio padre, forse era troppo occupato con il suo lavoro, forse non erano più così amici, forse noi eravamo stufi della cosa… chissà, tutto è possibile, e ormai non saprei più a chi chiederne ragione.
Molti anni dopo, i miei fratelli ed io eravamo in alto mare con il regalo di Natale per i genitori. Non sapevamo veramente cosa regalare loro, dove sbattere la testa, soldi probabilmente ce n’erano pochi. Poi a me venne un’idea: ” che ne dite se andiamo a cercare Fofo e gli chiediamo di rifarci la storica foto?”
Gli altri due furono entusiasti, forse anche perché avevo risolto il problema senza che loro dovessero impegnarsi troppo, e così partimmo un bel giorno per il centro città a cercare il nostro vecchio amico di famiglia. Lo trovammo, e dopo aver faticato un po’ per ricordargli chi eravamo e cosa volevamo, finalmente ci accontentò.
Papà e Mamma ne furono felicissimi e plaudirono la nostra idea (che io ovviamente condivisi con gli altri due…), misero subito la foto in cornice ringraziandoci calorosamente. Era il 1967. Molte cose sarebbero successe dopo di allora. Due anni dopo io mi sarei sposata andando a vivere lontano, perlomeno a loro sembrava lontano visto che ero al di là del confine, in un’altra nazione, anche se in fondo bastava un’ora di macchina per ritrovarsi tutti.
Due anni dopo anche Alberto si sposò, giovanissimo, e di lì a poco tre bambine rallegrarono la nostra famiglia, due mie e una sua. Marco farfallone invece svolazzava di fanciulla in fanciulla, senza decidersi al “grande passo”, tutto preso dallo studio della musica pure lui. Trombone, contrabbasso, conservatorio, jazz, classica, di tutto e di più.
Nel 1981 mamma morì.
Nel 1991 finalmente anche Marco si era sposato e nel novembre di quell’anno era nato suo figlio, il primo maschio della nostra famiglia! Quell’anno papà compiva 70 anni, e fece una grande festa con tutti i parenti riuniti. Per una data così importante, e visto che lui non voleva regali dicendo che non gli serviva nulla, pensammo di rinnovare la famosa fotografia.

Eravamo sempre noi tre, un po’ più grandi, un po’ più grassi, un po’ più grigi, un po’ più maturi forse, ma sempre con lo stesso amore fra di noi. Ci sembrò una bella cosa per papà rinnovare questo ricordo, per lui che aveva ancora la tristezza nel cuore per la mamma che non c’era più a festeggiare con lui, e infatti lui capì e gradì il pensiero. La foto finì in bella vista sul tavolino in ingresso, accanto a quella di mamma. Diceva che gli davano il benvenuto quando rientrava in casa.
Così qualche settimana fa quando ho festeggiato il mio compleanno, mi è venuto spontaneo dire “la famosa foto? ce la facciamo?” Per noi, solo per noi a questo punto, per tenere fra le mani quel filo che ci lega al di là di tutto, del tempo che passa, delle storie che cambiano, del cammino che talvolta ci ha portato lontani, delle incomprensioni e dei fraintendimenti, ma certi dell’amore che ancora e sempre ci lega.

02.16.09
La Pimpa
Fin dalla sua nascita al mio nipotino mia figlia parla in italiano. E’ una cosa a cui tiene molto, e anche noi della famiglia, io in particolare modo. Anche perché io l’inglese lo mastico poco, a differenza di altre lingue, e l’inglese dei bambini piccoli per me è quasi arabo. Però Ian vive immerso in un mondo dove tutti parlano in inglese, anche la mamma con il papà parlano inglese fra di loro, e con i nonni paterni, e gli zii, per non parlare dall’asilo e degli amici di gioco. Così Ian comprende perfettamente se gli si parla in italiano, ma lui per ora parla solo in inglese. Ogni tanto dice qualche parola in italiano, come quando ero andata a trovarli lo scorso anno per Natale e abbiamo fatto l’albero, e lui diceva “bocce, nonna” e “biscotti” perché insieme abbiamo fatto i biscotti.
Per aiutare mia figlia in questo difficile compito di linguaggio, sia io che il resto della famiglia gli mandiamo spesso dei libri per bambini in italiano, e CD e DVD con storielle, canzoni e cartoni animati, così che lui si abitui a sentire e ascoltare il suono delle parole italiane. In particolare adora la Pimpa, quella buffa cagnolina a pois che vive con un tale Armando e si relaziona con tutto ciò che la circonda come fossero esseri viventi.
Qualche settimana fa ho scoperto che stanno uscendo dei fascicoli con un libretto e un DVD a cadenza credo settimanale o quasi. Così ne ho comprato uno e gliel’ho spedito, spendendo quasi più di spedizione che di acquisto, ma vabbè, tutto fa per il mio piccolo canadese! Dopo qualche giorno Giulia mi scrive una mail e mi dice che da quando l’ha ricevuto non fa che guardare il DVD e il libretto, e che da allora ogni tanto ripete delle parole che sente, come “noce di cocco” e “limonata”, e ha imparato a dire “che schifo” e “che buio” e ” che paura”….
Potenza della Pimpa!

02.13.09
Fotografie
Ho ripreso a far fotografie. Mi piace molto fotografare. Esco tutti i giorni o quasi a camminare, e mi porto la mia macchina fotografica. E’ grande poco più di un pacchetto di sigarette, e fa sicuramente meno male alla salute. Me la metto in tasca, e appena vedo qualcosa degno di nota, voilà, lo scatto è fatto. Anche se fa freddo non importa, mi copro ben bene e vado. Camminare mi fa bene non solo al fisico ma anche alla testa. Penso, sto con me stessa, osservo il mondo intorno a me e mi sento bene. Vado verso il lago, attraverso il parco cittadino, che è sempre molto bello anche in questa stagione. Là ci sono gabbiani, cigni, anatre, riflessi nel lago, le montagne intorno, la natura che inizia a risvegliarsi. Poi ci sono le persone sedute sulle panchine, non ho molto coraggio a fotografarle così, apertamente, ma quando ne vedo una con un’espressione interessante, mi faccio coraggio, tolgo il flash e senza farmi vedere, scatto. Talvolta hanno delle espressioni così intense che non posso lasciar perdere.
D’altra parte la macchinetta è così piccola che sta nel palmo della mano, e se ci sto bene attenta manco se ne accorgono che le sto fotografando. Mi piacerebbe avere un apparecchio fotografico di quelli seri, non digitale, e saper sviluppare da me le fotografie. Mi piacerebbe tanto imparare, e chissà che un giorno non possa farlo davvero. Sarà il mio prossimo obiettivo…. magari!

02.10.09
Non è colpa mia!
E no, non è colpa mia se ho sempre sonno e al mattino adoro dormire! E non è colpa mia nemmeno se non sopporto il freddo, o il troppo caldo. E nemmeno se talvolta mi dimentico le cose, o se mi sembra di essere scema e non capire le cose. Così come la facile stanchezza e affaticamento non dipendono da me.
E’ colpa della mia tiroide, che un bel giorno ha deciso che lei non aveva più voglia di lavorare, ma proprio per niente. Anzi, non si è accontentata di entrare in sciopero, ha deciso proprio di suicidarsi, e basta là, finito tutto.
Colpa sua quindi se io talvolta vorrei pensare e ragionare e sento invece un gran groviglio nel cervello e non riesco a venire a capo dei miei pensieri. Colpa sua che ora il mio corpo non riesce a termoregolarsi e ho sempre subito freddo o subito caldo e non conosco la via di mezzo. Anche la perdita di memoria pare dipenda da lei, dal suo non funzionare più, così come la stanchezza cronica, una leggera depressione che talvolta si fa sentire, per non parlare dell’aumento di peso, dell’anemia, della pelle secca e dei capelli sottili e fragili… tutti regali suoi, maledetta lei!
L’unico regalo che in fondo in fondo non mi dispiace mi abbia lasciato, è la voglia di dormire…. soprattutto al mattino. Guai a chi mi sveglia prima delle nove!

02.09.09
Un link per non sentirsi soli
http://www.repubblica.it/speciale/2009/appelli/rompiamo-il-silenzio/index.html#form