11.16.09
La febbre del sabato sera
Sabato pomeriggio, sto trafficando in casa con le mie cose solite. Suona il cellulare, un numero sconosciuto. Un simpatico giovane uomo (si capisce dalla voce che è giovane… ) mi chiede se sono io “Mary Poppins”. Rispondo di sì, è il mio nick name con il quale ho messo annunci ovunque per trovare lavoro.
Mi chiede se sono libera per la sera, che lui e la sua compagna avrebbero un impegno imprevisto dell’ultima ora. Mi rendo disponibile e combiniamo per le 20 a casa loro, mi spiega dove abitano, appena fuori città.
Alle venti suono il campanello di casa loro, mi apre una giovane donna, capelli lunghi fino al sedere, faccia un po’ cavallina ma simpatica, in braccio un bimbo di circa un anno e un’altra sui tre/quattro che la segue da vicino. Ci presentiamo, il suo accento è decisamente toscano, così chiedo, m’informo, sì sono di Firenze, ci siamo trasferiti qui a fine ottobre. Ma guarda tè le combinazioni della vita!
Il simpatico uomo del telefono non c’è, non compare mai se non in un’altra telefonata questa volta alla sua donna, e non ho percepito sue tracce visibili nemmeno nell’appartamento. Bello peraltro, con grandi vetrate che si affacciano sul giardino sottostante e sul lago appena un poco più in là.
La bimba, che scopro stare per compiere 4 anni a giorni, mi sequestra subito per farsi leggere una storia, che poi diventano quattro o cinque, fino a che non ho più saliva in bocca. Il bimbo invece fa lo stupidino, finge di picchiare la sorella, grida, vuole richiamare l’attenzione su di sé.
Chiedo alla madre di mostrarmi le loro camerette, dove stanno pannolini e ciucci, attrezzatura d’emergenza in caso di pianti e strilli, e altre utili informazioni al riguardo.
Alle 21 lei li mette a dormire, prima il piccolo che si addormenta subito, poi la bimba che invece all’inizio chiede dove va la mamma e perché io resto lì, poi tranquillizzata si calma e resta nel suo lettino chiacchierando fra sé per una mezzoretta, e infine si addormenta.
Io in pratica non devo fare nulla, così uscita la madre mi accomodo sul divano e accendo la TV, volume bassissimo per sentire caso mai piangessero. Un paio di volte il bimbo si mette ad urlare, ma continuando a dormire, solo perché nel girarsi ha perso il ciuccio. La madre mi aveva avvertito, così prendo quello di scorta lasciato strategicamente in cucina e in punta di piedi glielo infilo in bocca. Silenzio immediato. Recuperato l’altro ciuccio, lo rimetto in cucina pronto per un’ulteriore sostituzione d’emergenza.
Alla televisione si dipanano telefilm dopo telefilm, si fanno le undici, poi mezzanotte, comincio ad avere sonno e penso che ormai i signori dovrebbero stare per rientrare. Mi aspetto sempre di veder apparire anche il fantomatico compagno, ma come detto non avrò questa fortuna.
Invece arriva l’una di notte e della padrona di casa ancora nessuna traccia. Inizio ad addormentarmi sul divano, ormai ho visto tre telegiornali, ventiquattro stacchi pubblicitari, tre telefilm, un cartone animato e non so più che altro. Giro canali, mi alzo per bere un po’ d’acqua, sperando che mi aiuti a stare sveglia, ma casco letteralmente dal sonno. Si fanno le due e inizio ad incazzarmi. Trovo molto maleducato non avermi avvertito che avrebbe fatto così tardi. Tardi per me, s’intende. Sarò vecchia, sarò fuori tempo massimo, non sarò più aggiornata ma ai miei tempi quando si lasciavano i figli con la baby sitter ci si premurava di non rientrare dopo la mezza o l’una al massimo!
Finalmente alle due e trenta la signora rientra. Sto veramente crollando dal sonno e mi sento quasi male fisicamente. Chiedo quanto dovuto, incasso, saluto e me ne torno a casa barcollante. Per fortuna a quell’ora i semafori diventano subito verdi quando ti avvicini all’incrocio, così in mezz’ora sono arrivata a casa e finalmente nel mio letto.
Non so se accetterò nuovamente un’esperienza simile. O perlomeno la prossima volta mi informerò meglio sull’ora del presunto rientro e metterò dei paletti. Oibò!
11.15.09
Il sangue non è acqua
…e nemmeno il DNA se è per questo!
Ho scoperto che anche se Ian sembra non avere nulla in comune con me e la mia parte di famiglia, ha invece ereditato qualcosa dalla sua nonna: è MANCINO!
Ed è un mancino vero, non come me che tutto sommato sono un po’ ambidestra: scrivo e dipingo con la sinistra, e faccio tante altre cose con questa mano, ma altre le faccio con la destra e altre ancora, come truccarmi, o stirare, con entrambe. Una bella fortuna in certi momenti, poter usare entrambe le mani!
Ian invece sembra essere un mancino vero, usa le forbici con la sinistra, scrive e disegna sempre con questa mano, e anche a tavola tiene il coltello con la mano sinistra.
Evviva, evviva, evviva!
Sono felice di questa sua particolarità, non solo perché così lo sento di più parte di me, ma anche perché i mancini sono più creativi, più artisti, e lui dimostra già di esserlo abbondantemente. Da poco ha scoperto la pittura, ha dipinto tutti i muri di casa sua, e i suoi vestiti al ritorno dalla scuola materna sono tutti una tavolozza. A scuola sta imparando il francese, e quando rientra a casa chiede a sua mamma “Comment ça va? ça va bien? ça va mal? ça va comme si comme ça?” (trad. come va? va bene? va male? va così così?) con un divertente accento inglese. Insomma, questo ometto di non ancora 5 anni saprà presto parlare tre lingue! Se non è artista questo!
Firmato, la nonna orgogliosa.
11.10.09
La russa
Che non è il più famoso uomo politico più o meno amato, ma bensì una dolce fanciulla ospite in casa mia. Ospite pagante, s’intende. E’ una studentessa di Mosca, di nome fa Valeriya che si pronuncia quasi come in italiano, salvo la y strascicata come una j. Ma io la chiamo Valeria tout-court.
Come ogni russa di 26 anni che si rispetti, è alta, bionda, magra, bella, ed è gentile, educata, molto a modo e tutto sommato mi sono adattata piuttosto bene alla nuova convivenza. Per me è stato difficile accettare di avere nuovamente una persona in casa, non la sento più totalmente casa mia, e talvolta mi viene voglia di strozzarla, in genere quando lei non è in casa però. Appena torna e mi saluta con quel suo “buongiorno signora Ornella” squillante e generoso, tutto il mio malumore e le mie idiosincrasie scompaiono come per miracolo.
Ho scoperto che può essere anche piacevole avere in casa qualcuno con cui scambiare due parole ogni tanto, e può anche essere utile, per esempio per badare ai miei gatti se dovessi andare via per qualche giorno.
Ha un grosso difetto però, e cioè che è TROPPO pulita! Si fa la doccia due volte al giorno, in più è sempre in bagno a lavarsi o lavare qualcosa, pulisce la sua stanza ogni giorno, si frena sul bucato solo due volte a settimana perché le ho detto che di più non si può per via dei turni della lavanderia; in pratica mi finisce sempre l’acqua calda, così la sera siamo costrette a lavare i piatti con l’acqua fredda!
La casa è vecchia e dispone ancora di un vecchio boiler elettrico, che si scalda durante la notte e sul quale io non posso intervenire, essendo gestito direttamente dall’azienda elettrica. Così se durante il giorno si usa troppa acqua calda, fino al giorno dopo non c’è verso di averne di nuova.
Gliel’ho spiegato il primo giorno, poi gliel’ho ridetto dopo qualche giorno, rispiegato nuovamente, infine sono corsa ai ripari acquistando dei filtri ecologici che fanno uscire aria insieme all’acqua (che dovremmo tutti usare, comunque!) e ora sembra che vada meglio. Ho adottato altri accorgimenti, come alzarmi prima di lei per potermi fare IO una doccia in santa pace e con l’acqua calda…
A parte questi inconvenienti, le cose fra noi vanno bene. La settimana scorsa le ho fatto assaggiare un piatto nazionale svizzero, la fondue au fromage. Poi quando è nata Chiara lei ha voluto festeggiare con me e la sera ha preparato una torta da mangiare insieme. Sabato invece è andata ad una manifestazione sul cioccolato (che lei ADORA) che si teneva in una città vicina, ed è tornata carica di pacchetti: cioccolatini, nocciole ricoperte, assaggi di ogni genere, e una buonissima e dolcissima torta Sacher che ha voluto a tutti i costi dividere con me. A nulla sono valse le mie scuse, sono a dieta, il cioccolato mi fa male, lei ha voluto comunque che ne mangiassi anch’io sostenendo che l’aveva comprato per entrambe!
Se non sto attenta con questa ragazza qui si finisce all’ingrasso!!!
11.06.09
Chiara
E alla fine hanno deciso per questo bellissimo e italianissimo nome. Chiara.
Nome splendido che ho sempre amato, avrei voluto chiamare così entrambe le mie figlie, optando poi per altri due splendidi nomi, ma questo mi è sempre rimasto nel cuore fra i miei preferiti.
Così ora c’è questa nipotina di nome Chiara, che chiara non sarà per nulla, visto che già ora pare abbia i capelli castano-neri. Gli occhi ancora non si sa, ma difficilmente saranno azzurri o verdi…!
Pare essere anche molto buona, per ora, al contrario del suo compagno di stanza che pare pianga continuamente. Eh, si sa, le bambine….
11.05.09
E’ nata!
Tre chili di bellezza, come ha scritto mia figlia nel suo SMS che ho trovato svegliandomi alle quattro di mattina. Non so nulla di più, se non che sono sane entrambe, e che il nome è ancora indeciso. Si dovrà aspettare perlomeno questo pomeriggio per avere altre notizie al riguardo.
Sono felice, anche se la mia felicità è velata da un po’ di tristezza. Ma penso che ormai sia un sentimento che non passerà mai per me.
Però mi sono appena regalata un bellissimo mazzo di roselline ROSA per la mia splendida nuova nipotina ancora innominata.
11.04.09
Ritardo
Pare che a Toronto tutti i bambini abbiano deciso di nascere oggi.
Con urgenza.
Sono in coda, aspettando il loro turno.
11.02.09
Dopodomani
E finalmente arriva. Mercoledì.
Mercoledì è il giorno programmato dai medici per il parto cesareo, il giorno in cui verrà al mondo questa nuova creaturina, questa bimba, figlia di mia figlia.
Ho sempre sentito un forte legame fra le donne della mia famiglia, e ora provo già un enorme affetto per questa bimba che ancora non conosco, un’emozione diversa quando penso a lei. Forse il fatto di sapere esattamente il giorno in cui nascerà fa la differenza, in un certo senso. Di solito si sa “più o meno” la data del parto, che essendo un evento naturale è passibile di modifiche dell’ultimo minuto. Infatti Ian, il fratellino, è nato dieci giorni in anticipo sulla data presunta. E anche i miei figli non hanno voluto compiacere le previsioni dei medici, ma si sono fatti i comodi loro, decidendo di nascere quando meglio gli pareva.
Invece per questa bimba i giochi sono stati decisi dagli altri, dai medici, dagli “adulti” che al di fuori del suo mondo liquido, protetto e sicuro, hanno deciso per lei.
Non si sa ancora il suo nome, mia figlia e mio genero se lo sono tenuto per sé e ce lo comunicheranno solo a giochi fatti. Fanno bene, sono d’accordo con loro, che almeno questo appartenga solo a loro, ai loro desideri, e che siano liberi di decidere senza interferenze di altri che sempre credono di sapere cosa sia giusto e migliore per gli altri. Così una volta deciso il nome, non si possa dire né fare nulla se non accettarlo così com’è.
Non so nemmeno come sarà questa bimba, ma posso facilmente immaginarlo, perché da due genitori tipicamente mediterranei non può certo nascere una bellezza nordica, eterea e diafana. Sarà come mia figlia da piccola, capelli neri, occhi scuri, carnagione non troppo pallida. Cicciotta forse. Bellissima di sicuro.
Ed è mia nipote. Figlia di mia figlia. Sangue del mio sangue in un certo senso. Avrà in sé anche i miei geni, un po’ del mio DNA, e di quello di mia madre, e di sua madre prima di lei, e di tutte le donne della mia famiglia. Una piccola donna che sta per venire al mondo.
Benvenuta, piccola mia!
10.28.09
Un abbraccio
Ieri sera Mary mi ha abbracciato.
Eravamo in cucina, stavo rigovernando dopo averla fatta cenare, e si stava parlando di questo e di quello. Io ero in piedi con la schiena appoggiata alla cucina rivolta verso di lei, quando lei all’improvviso mi si è avvicinata e si è appoggiata con la schiena contro di me, afferrando nel contempo le mie braccia e avvolgendosi dentro. Un abbraccio cercato, voluto, spontaneo, che mi ha sorpreso e felicitato.
L’ho stretta, ho avvicinato la mia testa alla sua, le ho fatto sentire il mio calore non solo fisico, e siamo rimaste così un po’. Poi lei si è girata, petto contro petto, sempre abbracciandomi e si è stretta ancora di più a me, appoggiando la testa sul mio petto. Le ho accarezzato i capelli e le ho detto “andiamo sul divano a farci le coccole?”
Ha risposto di sì, così ci siamo sedute sul divano, lei con una coperta a coprirsi le gambe e i piedi nudi, la testa appoggiata alla mia spalla. Stiamo rimaste lì ancora un po’ a parlare, tranquille, lei mi ha fatto il gioco delle domande: cosa ti piace mangiare, qual’è il tuo colore preferito, preferisci i cani o i gatti, e cose così. Poi è arrivato il padre e io me ne sono andata, portando con me il calore di quel suo abbraccio.
10.26.09
L’italiano
Nel giro di pochi giorni ho avuto modo di seguire ben due trasmissioni sul tema della difesa della lingua italiana in Svizzera.
Entrambe le trasmissioni, con illustri ospiti, manifestavano la preoccupazione, condivisa da molti, per la non troppo lontana scomparsa dell’italiano come idioma. Un pensiero che più di una volta mi ha sfiorato, pensando che la nostra bellissima lingua è parlata sono nel nostro Paese e in una piccola parte della Svizzera.
Nell’università di Lugano c’è l’ “Istituto di studi italiani” diretto dal professor Carlo Ossola. L’Istituto nasce nell’unica università italofona fuori d’Italia, con l’intento di rafforzarne l’impegno nell’ambito della lingua, letteratura e civiltà italiana. Nell’anno accademico 2007-2008 l´Istituto di studi italiani ha avviato un Master (Laurea specialistica biennale) in Letteratura e civiltà italiana, convocando dalla Svizzera, dall’Italia e dall’Europa docenti che incarnino essi stessi – nel loro percorso di ricerca – la parabola, sempre viva, di «una lingua dolce e sapida, fatta di suoni di solidarietà» (Mandelstam).
Ma non solo a Lugano si studia la Letteratura e la Cultura italiana, anche a Coira, a Zurigo, e Friborgo e Losanna si contendono i migliori accademici.
Il Professor Ossola, intervistato durante una di queste trasmissioni, lamentava il calo costante di iscritti a questi corsi, sostenendo che se si proseguirà su questa strada purtroppo fra pochi anni non ci saranno più non solo corsi di laurea italiani, ma nemmeno posti per insegnanti di tale materia.
Purtroppo anche in Svizzera, come altrove, si preferisce dare la preferenza all’inglese come prima lingua, ritenendo questo idioma assai importante per i rapporti di lavoro, di relazioni, anche all’interno del paese stesso. Poi le altre due lingue nazionali, il tedesco e il francese, e infine, come ultima ruota del carro, ecco la nostra bellissima lingua.
Ora, che non ci si preoccupi della scomparsa dell’italiano nel nostro Paese, è triste, anzi tristissimo, ma colpisce in modo particolare la preoccupazione di un paese dove in fondo questa lingua è parlata proprio da una minoranza, come dire da noi la Toscana e un pezzetto di Umbria, tò.
Già ci si accorge di come la nostra lingua è sopraffatta da inglesismi e ignoranza abissale, storture e sgrammaticature tollerate per “quieto vivere”, per stanca abitudine, per bieca consuetudine. E lo spaventoso disinteresse per la Cultura non fa altro che far precipitare verso il baratro della lenta (ma nemmeno poi tanto…) scomparsa della lingua italiana dalla faccia della terra. Rimarrà un ibrido di italiano e inglesismi, di modi di dire, di frasi fatte e nuovi neologismi, di burocratese e “televisionese”, il futuro destino della parlata italiana.
