02.08.10

crack da palcoscenico

Pubblicato su Attualità a 13:32 di dannella

In un bella sequenza del film Ed tv di Ron Howard, dedicato al mondo dei reality televisivi, uno sceneggiatore, parlando con il produttore, ad un certo punto afferma: “Una volta, per diventare famosi si doveva essere importanti; oggi per essere importanti si deve essere famosi”.

E’ la logica imperante oggi, nel mondo dei media, quello che decreta la notorietà dei personaggi qualunque, facendoli diventare importanti. Quel che conta è il grado di esposizione, essere al centro dell’attenzione, sulla bocca di tutti. E se poi l’opinione pubblica, fagocita, metabolizza ed espelle, chi se ne importa. Altre legioni di aspiranti famosi, son pronti al rimpiazzo.

Il mondo dello spettacolo, logicamente, vive in modo particolare dentro questo meccanismo, ed il caso Morgan di cui tutti parlano in questi giorni, ne è un significativo esempio. Di che si tratta? Un musicista, bravo quanto narcisista, passa anni ad essere considerato elitario quanto un po’ fastidioso, anche quando riempie le cronache con amori da gossip, come quello con Asia Argento, la figlia del noto maestro dell’horror. Poi, improvvisamente, la svolta: la televisione si accorge che i suoi eccessi potrebbero venir buoni, perché la programmazione ha ormai bisogno solo e sempre di eccessi. Eccolo, allora, giudice nel format “X Factor”, ed eccolo scatenato ad imperversare con i suoi litigi, le sue scenate, la sua costante propensione alla provocazione e alla polemica. Insomma, tutto quello di cui si nutre gran parte della televisione italiana (e non solo) di oggi.

Che sia bravo, colto, e magari anche un po’ depresso, lo si può intuire, ma importa davvero poco. A meno che non serva. Ed ecco il colpo di genio. Morgan vien messo in gara a Sanremo e vien preannunciato vincitore. L’apoteosi del genio sregolato che diventa artefice di una macchina tritatutto che di geniale non ha proprio nulla se non la sua perfida propensione all’autoreferenzialità promozionale. Et voilà, il folle trasgressivo si fa intervistare da una rivista, “Max”, e dichiara, in preda ad un’overdose egotica, di essere un drogato, di farsi di crack per curarsi dalla depressione e di ritenere che, come medicina, cocaina e derivati siano meglio di tanti antidepressivi. La macchina mediatica si mette in moto in un attimo pigiando sul pedale della reprimenda morale. Anticipazioni, dichiarazioni di politici e cantanti che sentenziano, una bufera che investe il Festival e porta all’esclusione di Morgan dalla gara canora. E Morgan che fa? Ma si pente, ovviamente. E come? Facendosi invitare a “Porta a Porta”, su RAI1, per chiedere scusa fra invitati eccellenti, amici, colleghi, addetti ai lavori.

In 24 ore il mostro diventa la vittima ed il Festival, che lo ha escluso, viene invitato a ripensarci, perché si tratta di non abbandonare l’uomo sofferente ed il geniale artista. Tutto si capovolge in un attimo, i principi non valgono più e, guarda un po’, il Festival rischia di perdere un’occasione straordinaria di promozione. Ma nel paese del garantismo più assoluto, nel regno delle scorciatoie e delle leggi ad personam, vuoi che non si troverà una soluzione di compromesso? Vespa, ieri sera, l’ha già annunciata: fuori dalla gara, ma ospite, magari d’onore, per dire al mondo intero quanto è pentito. Una timida voce, ieri sera, alla trasmissione di Vespa, fra una corrente d’aria e l’altra, alla una di notte, ha provato a dire: “ma il problema non era la droga? Non era la depressione?”. Ingenuo.

Questo articolo non è farina del mio sacco, ovviamente, è apparso nel sito della Televisione Svizzera, che si occupa anche di quanto avviene nel resto del mondo. Lo riporto così come l’ho trovato.

02.03.10

Freud, Fromm and co.

Pubblicato su Attualità, Generale, Riflessioni, Sentimenti, famiglia a 13:37 di dannella

Il grande filosofo Eric Fromm divideva gli esseri umani in due grandi categorie, “Avere” e “Essere”. All’interno di queste, numerose altre sotto categorie, e anche miscugli fra l’uno e l’altro modo di essere. Chi ha qualche infarinatura o anche le mani in pasta in un po’ di psicologia, sa che le cose non sono mai così semplici, che non esiste solo il bianco e il nero ma in mezzo mille altre sfumature.
Ad ogni modo, alla categorie dell’Essere appartengono di sicuro tutti gli Artisti. Essere artista in questo senso significa per me persone ricche di sentimenti, di fantasia, di creatività, ma anche di un certo infantilismo, di incapacità a crescere, o anche solo di saper badare a se stessi. Persone che in questo mondo così strutturato si trovano a disagio, e spesso non riescono ad adattarsene e adeguarsi alle aspettative generali. Sono esseri più fragili, spesso soggetti a depressione, facili prede di imbroglioni e furbastri.
Alla categoria dell’Avere tutti gli altri, quelli che invece riescono nella vita, che sanno affrontare le difficoltà con grinta e coraggio, che si realizzano in pieno nei loro desideri e aspettative, ambiziosi, intraprendenti, capaci di cogliere al volo ogni più piccola opportunità che la vita gli offre.
Poi naturalmente ci sono le sfumature, quindi un Artista che però ha anche una parte di pragmatismo e capacità organizzative, oppure un Pragmatico che ha sensibilità e fantasia per smussare gli angoli più duri.

Quando un Artista e un Pragmatico si incontrano, possono arricchirsi reciprocamente uno dall’altro, se sanno sfruttare l’opportunità. L’artista imparerà a muoversi nella giungla del mondo esterno con più coraggio, imparando dal suo compagno a sfruttare le occasioni per emergere, mentre il pragmatico potrà addolcire le sue asprezze e imparare a godere delle emozioni e dei sentimenti che vivrà dentro di sé con l’aiuto del suo compagno artista. Si arricchirà l’anima, in poche parole.

Ma quando un Pragmatico non capisce questa opportunità, continuerà a lottare per cercare di cambiare l’Artista, di farlo aderire al suo modo di vivere e di vedere la vita, pretendendo che l’altro si comporti come lui, che lotti come lui, che abbia le sue stesse ambizioni. Se l’artista si lascia sopraffare, soccombe. Per sopravvivere deve corazzarsi, e per farlo deve prendere le distanze dal suo compagno, spesso deve andare nella direzione opposta. Anziché lottare, cosa che non gli appartiene, si arrende e va piuttosto nella direzione opposta.

Non si possono cambiare gli esseri umani. Ognuno è quello che è. Ognuno di noi può cambiare solo se è lui stesso a volerlo. Questo è il grande segreto, che molti non accettano, e continuano a sperare o peggio a pretendere che l’altro cambi. Per lui, per il suo amore, per quieto vivere, per ottenere qualcosa in cambio. Speriamo continuamente che l’altro sia come noi vogliamo, che si adegui alle nostre aspettative. Invece di accettare l’altro così com’è e anzi fare nostre quelle sue parti che a noi mancano, cerchiamo di far aderire l’altro a noi stessi. Una grande opportunità per crescere che ci lasciamo sfuggire. Un’occasione mancata per cambiare noi stessi, completandoci.

Perché è solo quando mi arrendo e smetto di lottare per cambiare le cose, è allora che le cose cambiano. Sempre.

01.31.10

Lasciar andare

Pubblicato su Riflessioni, Sentimenti, famiglia a 14:30 di dannella

Una delle cose di sé più difficili da attuare, è il “lasciar andare”. Lasciarsi alle spalle ciò che non fa per noi e andare avanti. Voltare pagina.
Così teniamo nell’armadio quel vestito che tanto ci piace, ma che ormai non ci va più bene, mentendo a noi stessi dicendoci che presto perderemo quei pochi chili che ci permetteranno di rientrarci a pennello.
Così teniamo in bella mostra in libreria quella biografia tanto noiosa ma che “bisogna” avere e soprattutto “avere letto”, dicendoci continuamente che un giorno di questi la inizieremo.
Allo stesso modo accumuliamo in cantina oggetti ormai obsoleti con la scusa che “un giorno o l’altro potrebbero tornar buoni” e li lasciamo lì anno dopo anno a riempirsi di polvere.
Ma la cosa più difficile in assoluto è lasciar andare le persone che abbiamo amato, o quelle che amiamo ancora ma che devono andare per la loro strada. I figli per esempio, che ad un certo punto devono staccarsi da noi, da quel cordone ombelicale che invece vorremmo sempre tenere attaccato a noi. Dobbiamo deciderci a reciderlo, e lasciare che vadano per la loro strada senza di noi, certi di aver dato loro gli strumenti giusti per farlo.
Anche le amicizie talvolta hanno bisogno di questo taglio. Quelle amicizie che con l’andare del tempo si rivelano diverse da come ci erano apparse in un primo momento, e che sappiamo non vanno bene per noi ma dalle quali è difficile staccarsi, perché comunque è nato dell’affetto o altri sentimenti che rendono difficile il distacco.
E la persona che abbiamo amato in assoluto nel passato, quella con la quale avevamo pensato di vivere tutta la vita, di costruire qualcosa che sarebbe durato “per sempre”, per poi accorgersi un giorno che non era più così, che i desideri e i sogni erano diversi li uni dagli altri, e si inizia a camminare separati ognuno dalla sua parte. Poi un giorno si decide di prendere strade diverse, ma l’affetto rimane, legato ai ricordi, al vissuto comune, spesso ai figli che restano come un collante fra i due.
E allora diventa molto difficile “lasciare andare” e voltare pagina. In qualche modo si rimane ancorati al passato, pur sapendo che era un passato ormai finito, terminato per sempre. Anche la convinzione che quella persona ormai non è più “giusta” per noi, che starle accanto ci farebbe solo del male, pur tuttavia non riusciamo a staccarcene del tutto, giustificando la cosa con noi stessi con l’alibi dell’amicizia.
In realtà non è così, è solo che abbiamo paura di perdere ciò che abbiamo alle spalle, paura di non poter più tornare indietro quando avremo spiccato quel salto nel vuoto, e così ci teniamo ancorati al passato. Ma questo ci fa solo del male, non ci permette di cambiare, di vivere nuove avventure, fare nuove esperienze, anche mettere alla prova noi stessi e le nostre sole forze.

01.29.10

Puer aeternus

Pubblicato su Racconti a 11:43 di dannella

LEI non voleva crederci. Aveva aspettato fino all’ultimo, sperando nella classica telefonata. Ma quando non era arrivata, aveva iniziato a sospettare. Pensava che a 60 anni passati una persona ormai fosse cresciuta, avesse superato certi schemi, e fosse abbastanza matura da superare incomprensioni e malintesi. Invece aveva dovuto ricredersi, e arrendersi all’evidenza. LUI ce l’aveva con LEI.
Da quel giorno là, quel 25 dicembre nel quale, secondo LUI, LEI si era dimenticata di fargli gli auguri per la festa. Che poi non era vero, perché LEI aveva provato diversi volte a telefonargli, ma LUI era sempre irraggiungibile, e quindi alla fine se ne era poi scordata. Ma da lì ad offendersi…
Il fatto era che LUI si credeva al centro dell’Universo, e non solo quello conosciuto dai più, ma anche quello privato di figli, compagne, ex-mogli. Soprattutto pretendeva di esserlo ancora per LEI, appunto la ex.
E naturalmente non si lasciava scappare occasione per rinfacciarle cose sgradevoli, di cui LEI avrebbe fatto volentieri a meno. E ora gliela stava facendo pagare a caro prezzo. Molto caro.

01.26.10

26 gennaio…

Pubblicato su Attualità, Generale, Ricordi a 10:11 di dannella

1340 – Re Edoardo III d’Inghilterra è incoronato Re di Francia

1500 – Vicente Yáñez Pinzón diventa il primo europeo a scoprire il Brasile

1564 – Il Concilio di Trento pubblica le sue conclusioni nel Catechismo Tridentino, stabilendo una distinzione tra cattolicesimo e protestantesimo

1700 – Il terremoto di Cascadia (magnitudo 9 della Scala Richter), come evidenziato dalle registrazioni storiche giapponesi, ha luogo al largo della costa nord-occidentale degli odierni USA

1788 – La Prima Flotta britannica, comandata da Arthur Phillip, entra nella baia di Sydney e vi costruisce il primo insediamento europeo

1802 – Il Congresso degli Stati Uniti d’America approva un atto che istituisce la fondazione di una biblioteca all’interno del Campidoglio; questa diverrà la Biblioteca del Congresso

1838 – Il Tennessee emana la prima legge proibizionista negli USA

1841 – Il Regno Unito occupa formalmente Hong Kong, ceduta dalla Cina

1863 – Guerra di secessione americana: il governatore del Massachusetts viene autorizzato dal Segretario alla Guerra di costituire una milizia per gli uomini di origine africana

1887 – Battaglia di Dogali: le truppe abissine sconfiggono quelle italiane

1911 – Glenn H. Curtiss compie il primo volo in idrovolante

1924 – Chamonix, Francia: il pattinatore statunitense Charles Jewtraw vince la prima medaglia d’oro nella storia dei Giochi olimpici invernali

1926 – Tramite alcune interpolazioni di dati, si ricostruisce un valore di temperatura minima giornaliera di -71,2°C per la località siberiana di Ojmjakon: è, ad oggi, il valore più basso per una località abitata

1939 – Guerra civile spagnola: le truppe leali a Francisco Franco, aiutate da milizie italiane, conquistano Barcellona

1942 – Seconda guerra mondiale: le prime truppe americane arrivano in Europa, sbarcando in Irlanda del Nord

1965 – L’hindi diventa lingua ufficiale in India

1980 – Israele ed Egitto allacciano relazioni diplomatiche

1983 – Viene rilasciato Lotus 1-2-3

1986 – Viene avvistata la Cometa di Halley

1992 – Boris Yeltsin annuncia che la Russia smetterà di tenere le sue armi nucleari puntate sulle città statunitensi

2004 – Il Presidente Hamid Karzai firma la nuova costituzione del Afghanistan

01.20.10

Viva l’America!

Pubblicato su Attualità a 00:03 di dannella

C’è una certa opinione pubblica che si rammarica che l’America si consideri il Paese “padrone del mondo”. A questi signori dà molto fastidio il ruolo di leader che gli Stati Uniti svolgono ovunque, portando a sentir loro democrazia e un sistema di vita occidentale anche in quei paesi che ne sono privi. Anche in Italia c’è chi si sente ancora in obbligo di riconoscenza nei confronti dell’America per il “piano Marshall” del dopo guerra, e chi invece vorrebbe dimenticare e far dimenticare che dobbiamo qualcosa a questo grande paese.

I detrattori considerano gli Stati Uniti come l’incarnazione di ogni male della civiltà odierna, dalla Coca Cola ai Jeans, dalla droga al rock-and-roll, da certi inglesismi entrati nel linguaggio corrente ai fast food, e la lista potrebbe continuare a lungo.

Ma quando in una piccola isola dell’Oceano Atlantico la terra viene sconvolta da uno dei più terribili terremoti che la storia umana ricorda, chi è che finalmente prende in mano la situazione catastrofica e riesce a organizzare seriamente gli aiuti umanitari? Chi è che riesce a paracadutare cibo e acqua là dove da giorni la popolazione non riceve né cibo né acqua a sufficienza? Dove sono i Governi che osteggiano il modo di vivere americano? Io non sono filo-americana, ma so riconoscere quando un Paese sa il fatto suo e quando invece, per pigrizia, per comodità, per incapacità organizzativa, o peggio ancora per interessi economici, non riesce a mettere insieme il giorno con la notte. Con buona pace dei nostri governanti europei, dell’ONU, della NATO, del Parlamento Europeo.

01.18.10

Google Chrome

Pubblicato su Attualità a 23:31 di dannella

Ho installato il nuovo browser di Google: Chrome. Che figata! Fila come una lippa, più veloce della luce. Che meraviglia! Altro che Explorer, vera schifezza universale!

01.13.10

Il rispetto

Pubblicato su Attualità, Sentimenti a 16:27 di dannella

Ho seguito, credo come tutti, le vicende della ribellione degli extracomunitari di Rosario, dei disordini, delle ruspe, delle proteste. E riflettevo su tutta la questione dell’immigrazione più o meno clandestina.
Poi l’altro giorno mi sono trovata in coda con altre persone, e mi sono accorta una volta di più che, come mi pare accada ai più di noi, quando mi rivolgo ad un estraneo europeo o comunque “bianco” gli dò del Lei e uso la formula di cortesia, mentre se mi rivolgo ad una persona di colore, di altra razza diciamo così, automaticamente gli dò del Tu.

Più di una volta ho notato questo mio modo di apostrofare, e ho cercato di modificare il mio linguaggio ma purtroppo senza molto successo. E’ più forte di me, le parole mi escono da sole di bocca.
Ora però mi domando se, al di là delle abitudini regionali (in Toscana per esempio è normale dare del Tu a chiunque, anche a chi si incontra per la prima volta, e forse non solo lì, ma non qui in Svizzera per esempio), ci sia dell’altro dietro tale linguaggio. Qualcuno una volta interrogato al riguardo mi disse che probabilmente era perché queste persone non parlano bene l’italiano, e ci viene spontaneo usare un linguaggio semplice, infantile quasi, come ci rivolgessimo a dei bambini o a persone un po’ stupide. Può essere una risposta, ma è una risposta un po’ troppo semplicistica per quanto mi riguarda.
Sono più propensa a credere che dietro ci sia dell’altro, ci sia una mancanza di considerazione di queste persone, che sono effettivamente diverse da noi e non solo per il colore della pelle. Lo sono per il ceto sociale, spesso sono poveracci senza arte né parte, che al loro paese vivono in miseria e vengono qui a cercare fortuna, mentre noi abbiamo i soldi nei conti correnti in banca e andiamo in giro con i nostri bei SUV. Lo sono per cultura, perché spesso non sono andati a scuola e forse non sanno leggere né scrivere, mentre noi abbiamo frequentato Licei ed Università. Lo sono infine perché appartengono ad altre culture, tradizioni, religioni. Così noi ci sentiamo “superiori” a loro per il semplice fatto di essere “bianchi” ed “europei”, occidentali. E dall’alto della nostra superiorità li apostrofiamo con il TU come fossero dei servi, come si usava un tempo con i domestici.
Dare loro del LEI vorrebbe dire riconoscerli come persone in tutto e per tutto uguali a noi, degni del medesimo rispetto. Troppo difficile, forse.

01.07.10

Caro Amico ti scrivo

Pubblicato su Amicizie, Attualità, Lavoro, Sentimenti tagged a 17:40 di dannella

E dato che sei lontano, più forte ti scriverò.

Al telefono, qualche sera fa, mi hai chiesto come stavo, e io ho trattenuto il fiato qualche secondo di troppo prima di risponderti. Perché lo so che la tua domanda è vera, non è di quelle così tanto per dire, come fanno molti che ti dicono subito “ciao, come stai?” perché non sanno come altro iniziare un saluto.
Lo so che se tu mi chiedi “come stai” vuoi veramente “sapere” come sto. E io non posso mentirti. Non posso dirti che sto bene se così non è. Non posso nemmeno dirti che sto male, perché non sarebbe la verità. Diciamo che sto.

Il Natale è trascorso come sempre capita a questa festa, con qualche tensione che non dovrebbe esserci e invece c’è, con le nostre aspettative che sono andate deluse, ma l’errore sta al fondo, perché non si dovrebbero mai avere delle aspettative. Soprattutto sulla famiglia, e sulle persone che la compongono, con le quali ci sono sempre compromessi da raggiungere, frasi da limare, bugie e segreti da tenere nascosti o verità da rivelare.
Quello che fa male è guardarsi indietro, e vedere i proprio sbagli, gli errori commessi, anche in buona fede ma che comunque ora sono lì, e pesano come macigni, e non ci si può più far nulla per rimediare.
Quello che fa male è vedere il dolore degli altri, di chi ti è figlio, della carne della tua carne, sapere che certe tue scelte del passato hanno determinato il loro essere di oggi, la tua cecità di allora ha creato questo conflitto che loro ora si portano dentro, e che difficilmente supereranno, e solo al prezzo di grande dolore e sofferenza. Così ti senti colpevole, ma non puoi far nulla per rimediare, ed è la cosa più dura da accettare.

Per questo sto. Per questo trattengo il fiato quando mi chiedi “come stai”. Per questo non so dirti “sto bene”. Ma sto, e andrò avanti come sempre, guardando al futuro più che al passato, sperando, come credo, che ci sia davvero un’altra vita dopo questa, nella quale forse rimediare alle mie scelte sbagliate, facendone altre più giuste. Chissà.

01.05.10

Delusione

Pubblicato su Attualità, Lavoro a 15:42 di dannella

Non ci crederete ma non sono già più una Governante. Ieri sera mi hanno liquidato. Fatta fuori. Licenziata. Se si può licenziare qualcuno che non si ha ancora assunto… vabbè, mi hanno lasciato a casa.

La motivazione? non rispondo esattamente alle loro esigenze.

Che vuol dire che loro volevano una colf e non una baby sitter, una “mary poppins” quale io mi ero proposta. Ma dico io, ero pur stata chiara nel definire le mie richieste e i miei limiti, ne avevamo parlato, mi avevano visto in faccia, e testato. Non si erano accorti che ho 60 anni, anzi quasi 61 per la verità, e certe cose non sono più disposta a farle? tipo arrampicarmi su una scala per pulire i vetri, lavare i pavimenti, stirare per ore e ore in piedi? Non per mancanza di volontà, ma perché proprio non ce la faccio più fisicamente.

E d’altra parte, se dovevo anche occuparmi dei loro bambini, che richiedevano la mia complicità nei giochi e passatempi per tutto il giorno, dove lo trovavo eventualmente il tempo per fare altre cose? Oltre a fare la spesa, cucinare il pranzo e imbastire la cena, come comunque già facevo?

Una bella delusione, mi vedevo già sistemata con i soldi finalmente, senza più debiti e senza più dover contare ogni centesimo che spendevo giorno dopo giorno, dormire la notte senza gli incubi di come fare per poter pagare l’affitto o il contro del medico e del dentista. Ora dovrò ricominciare a cercare, mettere annunci, fare colloqui, sperando di trovare la famiglia giusta, che voglia SOLO una baby sitter. O un altro lavoro. Qualcuno ha delle proposte?

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